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A San Paolo il vero eroe è un giapponese

di Gianfranco Giubilo Puoi anche giocare male, puoi soffrire, a tratti anche subire, ma la casa è un vantaggio decisivo. Se il Brasile incassa i primi tre punti, deve ringraziare l'ignobile...

Puoi anche giocare male, puoi soffrire, a tratti anche subire, ma la casa è un vantaggio decisivo. Se il Brasile incassa i primi tre punti, deve ringraziare l'ignobile direzione di gara del giapponese Nishimura. Prima grazia Neymar, giallo anziché un rosso sacrosanto: e sarà proprio l'asso del Barça a siglare il pari, rimediando all'autogol di Marcelo che aveva gelato lo stadio. Nella ripresa inventa letteralmente un rigore che consente allo stesso Neymar di firmare un sorpasso immeritato. Ma l'impressione lasciata dai brasiliani è tutt'altro che esaltante. Stenti nella costruzione del gioco, di Oscar i soli spunti positivi, tanti flop: da Dani Alves a Paulinho, a Hulk, a Fred, irrilevante il tris di Oscar. Cerimonia di apertura nobilitata da un trionfo di colori, di musiche, di ritmi, di danze, di richiami alla storia del Paese, alle popolazioni con profonde radici. Una festa perfetta, ma non basta a cancellare le croci, le lacrime, il sangue che la costruzione degli impianti ha lasciato sul suo cammino. Un Paese spaccato in due: da una parte gli entusiasti del calcio, a qualsiasi condizione, dall'altra la rabbia dei diseredati, la gente delle favelas che reclamava altre priorità, case, scuole, ospedali invano invocati. La vendetta e il sogno, nella sfida tra Spagna e Olanda, la rivincita della finale sudafricana. Sognano, le furie rosse, di fare la storia, se ripetessero l'impresa di quattro anni fa, giunta a interrompere un lunghissimo digiuno, sarebbero la prima squadra europea a vincere due allori consecutivi imitando così il Brasile del '58 e '62. Van Gaal, o se preferite Ciccio di Nonna Papera, sogna di frenare sul nascere le ambizioni di Del Bosque, possibilmente evitando porcate come quella di De Jong a Johannesburg ai danni di Xabi Alonso, il più clamoroso esempio di espulsione mancata nella storia del Mondiale. Non sarà risparmiato, dai tifosi di Salvador, il traditore Diego Costa che ha preferito la «camiseta roja», a quella verdeoro. Di più modesta dimensione gli altri due appuntamenti del venerdì, chiude il programma del gruppo A, dopo il taglio del nastro riservato agli anfitrioni, un bel match tra il Messico, olimpionico a Londra, e il Camerun reduce da un lusinghiero pari con i tedeschi. Seguiranno con distacco la sfida di vertice i cileni, ai quali viene accreditato uno dei ruoli di sorpresa che certamente non mancano in questa ventesima Coppa del Mondo. Combattenti tosti gli australiani, ma il tasso tecnico del Cile, con Alexis Sanchez in prima fila in attesa di Vidal, parla di confronto impari.

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