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Similitudini inquietanti con la Francia di Domenech

di Tiziano Carmellini I casi Destro e Rossi hanno lasciato più di uno strascico nella testa degli azzurri che oggi voleranno alla volta del Brasile. Certo, visti i precedenti, Prandelli si sta...

I casi Destro e Rossi hanno lasciato più di uno strascico nella testa degli azzurri che oggi voleranno alla volta del Brasile. Certo, visti i precedenti, Prandelli si sta apparecchiando il mondiale perfetto perché da quando la «vecchia» Rimet è divenuta Coppa del Mondo, l’Italia ha sempre vinto nei suoi anni più travagliati: la bufera su Bearzot & Co. dell’’82, per non parlare dei postumi di Calciopoli nella spedizione trionfale di Lippi a Berlino. Resta comunque l’amaro in bocca per scelte «filosofiche» (non certo tecniche, quelle sono a discrezione del ct che se ne assume la responsabilità anche se con il contratto già rinnovato diventa uno spot della serie «ti piace vincere facile») di un ct che prima parla della «bella storia da raccontare» e poi lascia il povero Rossi a casa (seconda volta). Dice a Destro che lo porterà a fare il vice proprio di Rossi e poi gli chiede di fare la riserva pur non convocando il viola: spiegando però che mai avrebbe portato un terzo «centravanti» visto che ci sono già Immobile e Balotelli (sul quale si potrebbe aprire un capitolo a parte). Come poteva allora convocare Destro per il Mondiale? Quindi Cesare palesa il suo disappunto pubblicamente, specificando di aver chiesto al fedele Pin di essere presente all’incontro: ma perché un ct ha bisogno dei testimoni per fare o disfare delle convocazioni? E se sì, da quando? O più verosimilmente aveva intuito di non esser stato abbastanza chiaro (o corretto) col romanista, per non parlare dei rapporti con il club giallorosso che Prandelli, nonostante il passato - o forse anche per quello - non ha mai pensato di dover chiamare per spiegare alcune scelte. Poi il colpo a effetto: la convocazione via mail. Lì si è davvero superato e gli azzurri iniziano così a perdere fiducia. Come dice «radio spogliatoio» (così lo chiamano quelli bravi) i senatori ad esempio non sembrano, nonostante il buonismo di facciata, aver preso bene il ritorno nel gruppo di Cassano: insomma qualche domanda sul loro «condottiero» iniziano a farsela un po’ tutti. Tranne chiaramente «i giornali di livello» che continuano a fare orecchie da mercante (romani, romanisti o presunti tali), dire che «va tutto bene» e far passare Destro come un ingrato che snobba la nazionale . Insomma c’è il rischio che l’Italia di Prandelli in Brasile si trasformi nella Francia di Domenech in Sudafrica (con tanto di scuse in Parlamento): o magari no e vincerà il titolo come quella di Lippi in Germania. Per scoprirlo non bisognerà aspettare ancora molto. Ma una cosa è certa: mezza Italia tifa contro. Purtroppo.

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