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L’arte metropolitana sbarca Roma

Al Macro di Testaccio apre «Urban Legends»

Faccia sveglia, occhi vispi e un look smart per il quale la assoceresti più a una pierre dell’ultima generazione che non a una collezionista d’arte. Invece, Francesca Mezzano, (età indefinibile tra i venti e i trenta: chiedere non è carino...), ha avuto la sua prima galleria d’arte a ventitre anni. È lei l’anima della Urban Legends la mostra di street art che aprirà sabato prossimo al Macro Pelanda di Roma curata da Stefano S. Antonelli. Un’idea nata dalla passione, dalla voglia di mettere alla portata di tutti un concetto di arte facile da intendere e che travalichi i vecchi concetti dell’arte: mostra, commercio, aste e tutto ciò che ne ha fatto nel corso della storia un qualcosa riservato a pochi eletti. Ce lo spiega lei stessa, alla vigilia di quello che è solo in primo di una serie di eventi fatti in collaborazione con le capitali europee. «Urban Legends nasce da un progetto di avanguardia urbana e un festival di street art che vanno a fondersi in un gemellaggio tra Italia e Francia e che darà poi origine a una grande mostra all’interno del Macro». Già, la mostra in questione appunto, dal 7 giugno al Macro. «Nel cuore di Testaccio, ci saranno i sei maggiori esponenti della street art francese e i sei omologhi italiani. Un vero e proprio scambio culturale, ma anche un motivo di confronto». Ma non solo mostra perché state già lavorando in giro per la città. «Sì, il festival continuerà con varie opere sparse per la Capitale e realizzate con la collaborazione di diversi municipi (1° e 8°). Poi abbiamo in piedi una bellissima collaborazione con Atac: abbiamo già decorato la fermata della metro Spagna (lavorando di notte quando la stazione era chiusa, ndr). Un primo passo di un progetto più ampio fatto con l’azienda romana del trasporto pubblico per una fusione tra arte e strutture pubbliche mai visto prima. Si tratta anche di una riqualificazione più ampia che vedrà poi altri interventi nelle zone periferiche della città (ieri è stato completata un’altra opera a Tormarancia, ndr)». Torniamo alla mostra: che tipo di opere verranno esposte al Macro. «Una tela personale a testa per artista per un totale di dodici opere, più una serie di lavori collettivi. Tre tele quattro metri per tre saranno realizzate dagli artisti francesi in collaborazione tra loro. Altre due della stessa dimensione dagli altri sei artisti italiani». Dove sono state realizzate le opere in questione? «In un atelier in centro». Sembra quasi una competizione. «Ma non lo è affatto, anzi si tratta di artisti che si aiutano, si confrontano e amano lasciare il loro segno in giro per il mondo». Un modo tutto nuovo per approcciarsi all’arte. «La voglio definire arte democratica, perché una delle cose che più mi piacerebbe è quella di riuscire a portare l’arte per tutti. Finora si è trattato di un settore abbastanza elitario, al quale ci si approccia in maniera fittizia: insomma è sempre stato considerato un mondo per esperti. Ecco la street art, nonostante anche questi artisti abbiamo raggiunto quotazioni notevoli, scardina le solite dinamiche legate a vecchi concetti». Lo dimostrano in parte anche i materiali sui quali questi artisti si cimentano. «Esatto, quando fai un’opera per la strada sai benissimo che è per tutti: ma anche che può essere danneggiata da chiunque...». Magari con uno spot calcistico. «Si, ci può stare. Ma ci siamo accorti che sta accadendo sempre meno: la gente inizia a capire che non si tratta di vandali che imbrattano un treno o un palazzo, ma di veri artisti che esprimono il loro genio e lo fanno al servizio di tutti». La domanda però a questo punto viene automatica: chi paga? «Il progetto, che ha il Patrocinio di Roma Capitale in collaborazione con Atac, è stato interamente finanziato da 999contemporary».

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