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Una prestazione che fa ben sperare per i Mondiali

di Augusto FrascaCon il risultato firmato ieri pomeriggio sull’impianto indoor di Ancona da Marco Fassinotti salta in aria, ci si passi il gioco di parole, uno dei primati storici dell’atletica...

Con il risultato firmato ieri pomeriggio sull’impianto indoor di Ancona da Marco Fassinotti salta in aria, ci si passi il gioco di parole, uno dei primati storici dell’atletica italiana. Un solo centimetro in venticinque anni, questa la nuda apparenza, ma in realtà una enormità in termini di applicazione tecnica, di continuità di servizio e di semplice classificazione statistica. Che fosse il ragazzo torinese, prossimo a compiere venticinque anni, e già apparso anni addietro come uno degli elementi su cui fare affidamento per una crescita di qualità di una delle specialità meno esaltanti della nostra atletica tradotta al maschile, era più che prevedibile, e ne era stato facile preannuncio non solo la misura di 2.33 realizzata dall’atleta ad inizio febbraio, ma anche l’eccellente continuità denotata su altezze di livello. Sottolineiamo la precedente espressione «tradotta al maschile», poiché ben altra - ed è curiosità da affidare probabilmente più ad approfondimenti biologici e di genere che ad analisi tecniche - è da decenni la qualità della specialità declinata al femminile, a partire dai periodi esaltanti degli anni Settanta e Ottanta fatti vivere sulle pedane internazionali da una strepitosa Sara Simeoni, passando poi ai grandi risultati segnati in anni più recenti da Antonietta Di Martino, per finire ai vertici mondiali toccati nelle ultimissime stagioni agonistiche dalla giovanissima Alessia Trost. Con il 2.34 superato ieri pomeriggio, conseguito peraltro al primo tentativo, così come la precedente misura fissata a 2.31, fra due settimane Fassinotti costituirà una delle carte più affidabili su cui potrà contare l’atletica italiana nella rassegna iridata in programma nella polacca Sopot. Al momento, il saltatore italiano ha la quarta prestazione mondiale, certamente chiuso sulla carta da Ivan Ukhov e da Aleksey Dmitrik, 2.41 il primo, 2.40 il secondo, ma in decisa concorrenza per aspirare assieme a un paio di avversari a una posizione di rincalzo, qualora le condizioni di forma, da qualche tempo affidate alla cura del tecnico Fuzz Ahmed a Birmingham, non abbiano a subire contrazioni. Impegno ruvido, per molti aspetti proibitivo, quello che attende la nostra rappresentativa a Sopot. I campionati mondiali indoor cadono in un periodo di notevole impegno tecnico e organizzativo, messo in atto da un anno a questa parte dalla struttura federale governata dal presidente Alfio Giomi, succeduto al periodo sostanzialmente stentato rappresentato dal precedente vertice nella persona di Franco Arese, grande campione del passato ma scarsamente produttivo nei suoi otto anni di gestione federale. L’atletica italiana, più che a Sopot, considerato un passaggio intermedio, guarda all’estate e ai campionati europei in programma a Zurigo. Sarà quello il momento in cui verificare vizi e virtù, fortune e cadute della nostra atletica, e toccare con mano quanto si stia realmente costruendo, in termini di crescita tecnica complessiva, in prospettiva futura.

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