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L’impresa di Bannister compie sessant’anni

Del primo «sotto 4 minuti» realizzato nella storia del miglio nel 1954 si tornerà a parlare diffusamente tra un paio di mesi, in ricorrenza del sessantesimo anniversario. Protagonista dell’impresa...

Del primo «sotto 4 minuti» realizzato nella storia del miglio nel 1954 si tornerà a parlare diffusamente tra un paio di mesi, in ricorrenza del sessantesimo anniversario. Protagonista dell’impresa fu Roger Bannister, un esame alla laurea in medicina al St. Mary Hospital di Londra, un allenatore, Franz Stampfl, di origini austriache, teatro di gara, pioggia e vento, ore 18, il campo di atletica di Iffley Road a Oxford, esordio luminoso di una stagione agonistica conclusa trionfalmente con l’affermazione sulla stessa distanza ai Giochi del Commonwealth e sui 1.500 ai Campionati europei di Berna. Nella realizzazione dell’impresa Bannister ebbe l’aiuto determinante di Chris Brasher e di Chataway. Olimpionico sui 3.000 siepi ai Giochi di Melbourne del 1956, marito di Shirley Bloomer, tennista, vincitrice del doppio misto con Nicola Pietrangeli al Roland Garros del 1957, Brasher tirò alla morte per i primi ottocento metri. A quel punto gli subentrò il futuro ministro britannico, in testa per l’intero terzo giro di pista. A quattrocento metri dall’arrivo, il sorpasso di Bannister e la conclusione, in asfissia, in 3:59.4, due secondi in meno rispetto al record firmato dieci anni prima a Malmö dallo svedese Gunder Hägg. Fu, in pratica, un primato da dividere in tre. L’enfasi mediatica, dentro e fuori il Regno unito, fu eccezionale. Un quotidiano locale riportò lo scambio di battute avvenuto 48 ore dopo tra l’esaminatore e Bannister, alle prese con l’ultimo esame universitario. «Signor Bannister, si rende conto di essere oggi più famoso che se avesse scoperto la cura del cancro?». «Lo so, e me ne rammarico, signore». «Vuole firmarmi un autografo?». «Dopo l’esame, grazie, signore». Specializzatosi in neurologia, Bannister diverrà in materia uno dei massimi esperti del mondo accademico internazionale. Se ne accorgerà anche l’Italia: nel 1986, l’Università di Pavia conferirà allo scienziato, più volte in odore di Nobel, la Laurea honoris causa.

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