Un sogno che diventa realtà. Carolina Kostner è riuscita a scacciare via i fantasmi di Torino 2006 e Vancouver 2010, quei fantasmi che l’avevano quasi convinta a smettere, a mollare tutto: a Sochi è bronzo. È la ciliegina che doveva mettere sulla torta, prima di fermarsi. «Potrebbe essere la mia ultima stagione - ammette Carolina - ora concludo la stagione con i Mondiali, poi vedremo: basta allenamenti». Aveva bisogno di una prova perfetta, nel tutto esaurito Iceberg Skating Palace, per prendersi la prima medaglia olimpica da incastonare in una carriera magica. Un programma pulito, impeccabile, incantevole, per stupire i giudici dei Giochi russi, i suoi ultimi Giochi olimpici. E ieri, sul ghiaccio di Sochi, c’è stata la migliore Carolina di sempre. Un punteggio complessivo di 216.73 mai ottenuto in carriera, che non è bastato per superare l’eroina di casa - eccessivamente favorita - Adelina Sotnikova (224.59), e la sudcoreana campionessa in carica YuNa Kim (219.11), ma che è bastato per prendere uno storico bronzo. Brava anche l’altra azzurra Valentina Marchei, che con il suo 116.31 nel programma lungo ha raggiunto il miglior punteggio in carriera chiudendo la gara 11ª. «È stata una gara magica per me, tutto il cammino è stato magico. - prosegue Carolina - era la mia missione, il mio progetto, e ce l’ho fatta. Penso che sarà la mia ultima stagione, di certo non intendo più dedicare tanto tempo agli allenamenti». Una carriera fatta di gioie e dolori, sorrisi e lacrime, salti perfetti e rovinose cadute. Le cinque vittorie agli Europei, i nove podi continentali totali, le cinque medaglie mondiali (di cui un oro nel 2012) potevano non bastare. «Ciò che mi rende felice è essere tornata al top. I risultati non sono tutto» aveva detto dopo il corto di mercoledì. Mostrando il suo lato buono, alla terza occasione olimpica la Kostner è riuscita a salire su quel tanto agognato podio. Malagò la incorona: «Ci sono ori che sono il frutto, se non della casualità, delle circostanze e di una gara perfetta. Quello di Carolina - dice il presidente del Coni - è un bronzo lungo otto anni, da quando fu portabandiera a Torino 2006». L’Italia intera era con lei, su quel ghiaccio a cinque cerchi. Il pubblico di tutto il mondo incantato dal suo «Bolero», così audace e sensuale, così perfetto come lei, fasciata nell’elegantissimo body nero tempestato di Swarovski da lei stessa disegnato. Un programma lungo cambiato a stagione già cominciata, scegliendo il più sicuro e collaudato «Bolero», che lo scorso anno l’ha portata all’argento mondiale e all’oro europeo, al posto di quello «Sheherazade» che, complice un infortunio, non era riuscita a preparare al meglio. 27 anni compiuti l’8 febbraio scorso, il giorno che l’ha vista danzare, divinamente, nel corto del team event: Carolina, adesso, sorride davvero. Una nuova sicurezza, mai vista prima, complice - forse - anche il nuovo presunto amore con il compagno di allenamenti, il ceco Tomas Verner, che sembra aver sostituito Alex Schwazer nel cuore della pattinatrice azzurra. Sicura e sorridente, finalmente, perché questo è un bronzo che vale oro.
Un bronzo d’addio
Prima medaglia olimpica per Carolina Kostner: «Un sogno, ma questa è l’ultima stagione»
