Sport

La moviola resta tabù

La proposta arriva sul tavolo dell’Ifab, ma a decidere saranno i soliti noti

Secondo la Fifa le persone che nel mondo giocano a calcio sono più di 265 milioni. Più o meno il 4% della popolazione mondiale. Ma a decidere sul regolamento del più popolare degli sport sono cinque soggetti: la stessa Fifa (che vale ben quattro voti sui sei necessari per qualsiasi modifica sul regolamento) e le federazioni britanniche, ovvero Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda. Come se fossimo ancora alla fine dell’800 e a pallone si giocasse solo in un circolo di caccia della campagna inglese tra trofei impagliati e tazze di tè al bergamotto. Per questo è consigliabile non riporre troppe aspettative nella proposta di moviola in campo finalmente arrivata sul tavolo dell’International board (Ifab). La riunione, a suo modo storica, è fissata per il 1° marzo ed è la prima da quando il board che decide sulle regole del calcio è diventato un’associazione indipendente. Almeno formalmente: lo statuto è cambiato ma i membri con potere di voto sono gli stessi di sempre. Insieme alla moviola in campo al vaglio della Fifa e delle federazioni dell’Union Jack ci saranno anche l’espulsione a tempo (il sin bin o black box , come si usa nella pallanuoto o nell’hockey su ghiaccio) e l’abolizione della tripla sanzione, ovvero l’obbligo di concedere rigore, espulsione e conseguente squalifica in caso di fallo che impedisce una chiara occasione da gol. Temi cari a chi chiede all’ultraconservatore mondo del calcio di abbandonare la sterile ortodossia che lo caratterizza e aprirsi, finalmente, alla tecnologia. Il primo marzo, comunque, non ci saranno né voti né verdetti: i temi di cui sopra saranno soltanto discussi. Un primo passo, che però potrebbe essere letto come l’ennesima scaramuccia tra Fifa e Uefa. Non è un mistero che Michel Platini sia fortemente contrario alla moviola in campo mentre l’imprevedibile Sepp Blatter sull’argomento nicchia. In generale mentre tutti gli altri sport evolvono verso un’integrazione intelligente fra tradizione e tecnologia il calcio resta inspiegabilmente al palo o si muove a passo di lumaca. Gli esempi sono infiniti. Nell’hockey su prato - sport a suo modo affine al calcio - la prova tv viene chiesta dalle stesse squadre e oltre a chiarire le azioni dubbie e anche a livello di spettacolo diventa un momento di grande suspense. Passi in avanti sono stati fatti nel tennis (l’hawk eye stabilisce in tempo reale il punto di contatto esatto tra palla e campo), il basket (l’instant replay), il rugby (l’arbitro può chiedere di vedere le immagini di una meta non chiara). Nel calcio, invece, a eccezione dei sensori di porta sperimentati in Confederation Cup si è pensato bene di boicottare ogni forma di tecnologia aggiungendo arbitri e giudici e moltiplicando così, se non la possibilità di errore, sicuramente la confusione in campo. Gli ultimi arrivati sono gli assistenti di porta per i gol fantasma - forse il caso che si verifica con meno frequenza - degni eredi del quarto uomo, figura che paradossalmente è diventata il simbolo della necessità della moviola. Sarebbe stato proprio lui il protagonista della finale mondiale del 2006 comunicando all’arbitro della testata di Zidane a Materazzi, confermata dal video in differita della tv a bordo campo. A decidere, in ogni caso, saranno la Fifa e gli amici britannici. Che non amano le rivoluzioni, considerando che hanno ancora la Regina.

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