TORINO Juventus-Roma è finita insieme a loro. Totti e De Rossi escono nello spazio di pochi minuti dal campo, una sorta di resa dell'anima romana al solito strapotere gelido e distaccato del Nord. Il capitano richiamato in panchina, il suo vice espulso per l'undicesima volta in carriera tra club e nazionale. Per entrambi una prestazione incolore, difficile, deludente. Totti ha giocato un solo pallone decisivo in avvio che ha deciso di consegnare a Ljajic: se avesse preferito Gervinho, o magari calciato lui, poteva essere una serata completamente diversa. Invece siamo alle solite. Uno, due, la Juve colpisce nei momenti cruciali, uccide la partita e il campionato. Garcia risparmia il finale a Francesco. Come Zeman aveva fatto l'anno scorso, mentre Luis Enrique non l'aveva neppure schierato. Uno stadio maledetto. Per la Roma e per Totti. Non sono mancati i soliti insulti del pubblico, quelli che deve sopportare in ogni stadio, ma da queste parti con un odio triplicato. Perché quel «4, zitti e a casa» non l'ha mai digerito nessuno. Figuriamoci l'accusa di «aiutini» arbitrali replicata alla vigilia. Ecco, forse l'errore è stato proprio questo. Spostare l'attenzione dalla partita e rimurginare sui torti. Che restano, ci mancherebbe. Ma come dice De Sanctis: «È il sistema». Illuso chi pensa di cambiarlo. Uscito Totti, De Rossi si sente solo. È l'unico rimasto in campo ad essersele sorbite tutte le serate peggiori del passato romanista più o meno recente. Da oltre un mese non è più lui. Evidentemente l'alluce non è ancora guarito del tutto e neanche ieri sera allo Juventus Stadium s'è visto il Daniele De Rossi di inizio anno. L'uomo diga, il trascinatore che aveva reso di nuovo orgogliosi i tifosi di averlo in squadra. Ieri sera De Rossi li ha ripagati nel modo più sbagliato. Ha usato l'istinto traditore. Perché in quel fallo su Chiellini c'è la frustrazione del giocatore-tifoso e la voglia di vendetta del compagno di Pjanic, colpito in modo altrettanto duro nel primo tempo dal difensore bianconero. De... Rossi, come i cartellini che gli capita troppo spesso di prendere. In momenti mai casuali, quando la Roma sta fallendo un appuntamento cruciale nella sua testa sa già che l'ambiente si abbandonerà al disfattismo. Non a caso l'ultima espulsione il centrocampista romano l'aveva presa in un derby, con la manata a Mauri. Ieri ha chiuso gli occhi, ha puntato il pallone, ma non si è fermato: Rizzoli non aveva visto, gli assistenti sì. Espulsione severa, ma non scandalosa. Si potrebbe semmai discutere se sia stato usato lo stesso metro con Chiellini. Il silenzio sotto la doccia di Totti e De Rossi è lo stesso del dopo-partita. Lasciano parlare De Sanctis, a cui manca solo la militanza giallorossa per fare il capitano. L'amarezza se la tengono dentro, insieme alla voglia di riscatto. Perché non può essere certo una partita, seppur la più importante, a cancellare quanto costruito con la partenza più bella di sempre. Dieci perle incastonate nella storia, adesso la Juve ne ha messe altrettante, ma non finisce qui. La rivincita può arrivare all'Olimpico. A casa dei romani.
Totti e De Rossi a testa bassa
Per il mediano altro rosso pesante