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Sport giovanile e genitori «ultrà» Figc e Coni battano un colpo

di AlessandroNizegorodcew Il rapporto tra genitori e figli nello sport è uno degli argomenti più delicati e dibattuti degli ultimi anni. L’episodio legato all’ex giocatore Alessandro Birindelli,...

Il rapporto tra genitori e figli nello sport è uno degli argomenti più delicati e dibattuti degli ultimi anni. L’episodio legato all’ex giocatore Alessandro Birindelli, che ha ritirato dal campo la sua squadra dopo una lite in tribuna tra genitori di piccoli calciatori, ha riportato alla luce l’annoso problema che lega indissolubilmente educazione e sport. L’educazione a ci si fa riferimento, però, non è ciò che viene insegnato al ragazzo, ma quella che dovrebbero ricevere i genitori di giovani campioni dello sport. Il rapporto tra genitori e figli deve trasformarsi da distruttivo, come troppo spesso accade, a costruttivo. In che modo? Quali le soluzioni? Alcune federazioni straniere hanno creato vere e proprie guide per il genitore, una per ogni disciplina, così da insegnare a padri e madri cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa va lasciato all’istinto e cosa deve essere forzatamente controllato. Perché non seguire un esempio lungimirante come, ad esempio, quello francese? Durante il Lemon Bowl 2014, il più grande torneo giovanile di tennis per campo di partecipazione in scena in questi giorni a Roma, si sono verificate sia scene «distruttive» che «costruttive»: dal genitore che osserva in silenzio, applaude, incita al momento giusto e sorride dopo un errore del proprio figlio, sino al padre polemico, che litiga con il genitore «avversario» e giustifica la sconfitta del proprio pargolo con la scorrettezza dell’altro ragazzo o l’incapacità dell’arbitro. «Sto ancora imparando a rapportarmi con mio figlio durante le partite e a viverle nel modo giusto» raccontano alcuni genitori incontrati tra i campi del New Penta 2000, circolo che ospita il torneo. La presa di coscienza è il primo passo di un percorso che ogni genitore dovrebbe voler compiere. Tornando al gesto di Birindelli, peraltro non esattamente appoggiato dalla Figc (eufemismo!), si tratta certamente di un forte segnale dato al mondo del calcio e dello sport in generale. La consapevolezza di poter e voler affrontare il problema deve essere una priorità del Coni e di ogni singola federazione sportiva.

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