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«La libertà di Damiano è costata 7.200 euro»

A Varsavia finisce l’incubo per uno dei condannati «I giudici mi hanno chiesto quanto potevo pagare»

Non erano mossi dalla sete di giustizia, né tantomeno, dalla coscienza di dover rendere innocui un gruppo di presunti criminali. Volevano i soldi. Dopo venti giorni di belle parole, di proclami, di insulti ai nostri ragazzi e alle loro famiglie, ecco svelato il vero motivo che ha portato dietro le sbarre del carcere di Bialoleka ventidue ragazzi italiani innocenti. Il dio denaro. La sentenza di ieri con la quale è stata accolta l’istanza di scarcerazione su cauzione per Damiano Stazi toglie la maschera di zorro ai giudici polacchi e fissa il prezzo della libertà: 30.000 zlote, circa 7.200 euro. Sono le ore 14 esatte quando contattiamo Gianni Stazi al telefono. È a Varsavia e ha appena ricevuto dal legale che assiste suo figlio la notizia dell’accoglimento dell’istanza di scarcerazione dietro cauzione. «È fatta!», sono le sue prime parole, cariche di gioia ed emozione. Gianni è pieno d’adrenalina e ci racconta tutto d’un fiato la lunga mattinata terminata con la tanto sospirata scarcerazione di Damiano. «Assistito dall’avvocato Gaetano Sangrigoli e dai due legali Monika Kabala e Marta Tonkievic sono arrivato al Tribunale Centrale di Varsavia di buon ora - racconta - Ero molto teso. Dopo la deposizione dei legali sono stato invitato dalla giuria a esprimere la mia opinione sulla situazione. Ho ribadito con fermezza l’innocenza di mio figlio ma fin da subito ho capito che questo non sarebbe bastato a far uscire Damiano dall’inferno del carcere. Allora ho pensato che forse dichiararmi disponibile a pagare qualsiasi cifra per la cauzione avrebbe potuto sbloccare la situazione. E così è stato. Avevo già depositato agli atti, alcuni giorni fa, un documento con il quale mi impegnavo a versare non meno di 30.000 szlote. Quando glielo ho comunicato hanno accettato di patteggiare per quella cifra». Damiano ha lasciato il carcere di Bialoleka alle 18 e dopodomani sarà in Italia. «Sono felicissimo di tornare a casa - dice in esclusiva a Il Tempo - Non ce la facevo più. Ora il mio pensiero è per gli amici ancora in cella». Grazie all’accordo trovato ieri, non dovrà scontare nemmeno i domiciliari in Polonia. «Avrà solamente il domicilio presso un mio amico italiano che vive da dieci anni a Kielce, (una cittadina distante circa centottanta chilometri da Varsavia, ndc) - ci dice papà Gianni - lì riceverà tutte le comunicazioni riguardanti il processo d’appello. Ora che l’incubo è finito - continua - desidero ringraziare tutti quelli che hanno sostenuto Damiano, me e la mia famiglia in questa drammatica vicenda». Un riconoscimento anche per il nostro lavoro. «Un pensiero speciale va all’onorevole Meloni per l’impegno profuso e a Il Tempo , l’unico giornale che ci ha dato la possibilità di esprimere le nostre posizioni - conclude - e che non ci ha mai, nemmeno per un giorno, lasciati soli».

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