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I «favori» di De Santis

La giacchetta nera di Tivoli tra i pochi a espellere Del Piero

La posizione dell’arbitro di Tivoli Massimo De Santis riassume, in sé, un po’ tutte le contraddizioni dell’inchiesta «Off-side»: De Santis viene condannato in primo grado a un anno e undici mesi (in appello, il pg ne ha chiesti 2 e cinque mesi, ma l’imputato ha rinunciato alla prescrizione) anche se non esiste un’intercettazione (diretta o indiretta) con Luciano Moggi. Il quale, anzi, lo descrive, in alcune conversazioni intercettate ma tralasciate dagli inquirenti, come un «bastardo e figlio di puttana» (e così lo chiama anche il presidente del Cagliari Massimo Cellino parlando con il segretario generale della Figc Francesco Ghirelli), per aver, a suo dire, danneggiato la Juve togliendole punti preziosi per la classifica. E Alex Del Piero, chiamato in aula a testimoniare a Napoli, va anche oltre: «Ricordo un Udinese-Juventus dove l’arbitro De Santis mi diede un doppio giallo e mi buttò fuori... è uno dei due arbitri che mi buttò fuori». Allora, delle due l’una: o De Santis non giocava nella squadra di Moggi, o gli investigatori hanno preso un granchio. E pure il possesso (mai dimostrato) di una scheda svizzera porterà più smentite che conferme all’ipotesi accusatoria. Per dirne una: quando De Santis è all’estero, la sim aggancia esclusivamente celle italiane. E quando le due presunte schede svizzere di De Santis e Moggi entrano in contatto, dalle parti di Coverciano, l’arbitro è Roma. Come se ne esce, allora? Tutto questo senza considerare le intercettazioni fantasma che il perito Nicola Penta ha scovato tra le 170mila chiacchierate su cui si basa l’indagine. Come quella che smonta l’ipotesi delle due ammonizioni mirate in Fiorentina-Bologna (1-0) di Nastase e Petruzzi che saltarono la successiva Bologna-Juventus, episodio contestato proprio a De Santis. In un serrato controesame del maggiore Attilio Auricchio, l’avvocato Paolo Gallinelli fa emergere il livello di approssimazione con cui sono state condotte le indagini. I carabinieri sono convinti che l’arbitro abbia commesso un atto fraudolento esibendo i due gialli, ma non svolgono un servizio di osservazione allo stadio, non acquisiscono il filmato né si preoccupano di vedere le immagini delle ammonizioni incriminate, e soprattutto non intercettano alcuna telefonata tra l’arbitro e Moggi o con i designatori prima del match. Auricchio addirittura nega che ne esistano tra De Santis e Bergamo. Invece una c’è. E che cosa contiene? L’invito ad arbitrare bene, disquisizioni tecniche e chiacchiere in libertà. Nessun riferimento ai diffidati da «ammonire».Che cosa succede allora? Visto che i riscontri mancano gli inquirenti s’inventano la formula dello «sdoganamento» che vuole l’arbitro passare da un atteggiamento favorevole a uno apertamente contrario ai bianconeri in concomitanza con l’avviso di proroga delle indagini da parte dei pm di Napoli. In particolare in relazione alla partita Juventus-Inter del 20 aprile 2005. Piccolo particolare: l’avviso di proroga viene firmato da Narducci solo il 9 maggio (e notificato a De Santis. Si dirà: ma è fin troppo amichevole nelle chiacchierate con i dirigenti che pure lo chiamano. Sarà, ma non è certo l’unico. Dopo Milan-Juventus si sentono l’arbitro Pierluigi Collina (definito dagli inquirenti «al di sopra di ogni sospetto») e il dirigente milanista Leonardo Meani. Parlano di un fallo del rossonero Nesta a rischio espulsione. Un fallo che Collina non fischia. Meani è più realista del re: «Comunque è un rosso che, se lo fai, nessuno ti può dir niente, eh». E Collina risponde: «Beh, magari Galliani "s’incazza", però...». Più avanti, il direttore di gara rivela all’interlocutore di essere stato contattato, poco prima, direttamente da Galliani con il quale ha avuto una piacevole chiacchierata. L’arbitro ha anche parole di elogio per Paolo Maldini e per Carlo Ancellotti, che non lo hanno criticato per alcune decisioni contestate; e dell’allenatore chiede pure il cellulare per contattarlo personalmente. La telefonata si conclude con Meani che gli chiede di «quel piacere mio personale» a fronte del quale gli farà fare «un bel regalotto... un qualcosa», ottenendone una risposta affermativa. Nulla di sconveniente, per carità. Ma intercettazioni meno informali sono state considerate prove schiaccianti a carico degli juventini. E allora si torna alla domanda di sempre: perché è finita nel mirino solo la Vecchia Signora?

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