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I genitori: l’Italia ci ha abbandonato

Giorgia Baldinacci Pochi sorrisi, la rabbia dei genitori lì a Varsavia, ancora non conoscono le sorti dei loro figli nel carcere di Bialoleka. Ormai sembra un accanimento. Lunedì è andata in scena...

Pochi sorrisi, la rabbia dei genitori lì a Varsavia, ancora non conoscono le sorti dei loro figli nel carcere di Bialoleka. Ormai sembra un accanimento. Lunedì è andata in scena la prima giornata dei processi per i sette ragazzi che già avevano ricevuto le condanne per direttissima: giornata a dir poco nera, il giudice ha respinto le istanze per la scarcerazione perché i sostenitori laziali non risiedono in Polonia. Il rischio dunque - secondo la sentenza - è che non si sarebbero ripresentati in aula. Ieri non si sono svolti i processi per gli ultimi tre ragazzi condannati per direttissima, sono slittati ad oggi. Gli avvocati proveranno a portare subito il certificato di domicilio a Varsavia per cercare di ottenere dal giudice una risposta positiva immediata non com’era accauduto lunedì. Trapelano invece spiragli più positivi per gli altri dodici tifosi laziali ancora in attesa di giudizio: sono in carcere ormai da sedici giorni, ma la sensazione è che verranno rilasciati presto: quattro di loro potrebbero far ritorno in Italia già domani, altri quattro andranno davanti ai giudici venerdì mentre gli ultimi quattro martedì 17 dicembre. Si presenteranno in aula chiedendo di patteggiare, questa la sostanziale differenza rispetto ai dodici condannati per direttissima. Saranno liberi, potranno tornare a casa ma con una condanna a due anni con la condizionale (dunque da non scontare a meno di reiterazione del reato in Polonia), un Daspo europeo per tre anni e il pagamento di una multa di 600 euro (di cui cento andranno in beneficenza). Intanto i dodici ragazzi condannati proveranno a chiedere di nuovo istanza di scarcerazione, dopo aver fissato il loro domicilio in Polonia, i tempi però non sono brevi. I genitori degli italiani a Bialoleka hanno già trovato degli appartamenti, sperano che - una volta accettata l'ulteriore istanza - possano scontare lì le loro pene: «Ci hanno abbandonato. I legali stanno cercando un'altra soluzione, vogliamo fissare la residenza a Varsavia sperando che il giudice li faccia uscire dal carcere - spiega Alessandro Coresi, portavoce del comitato dei ragazzi detenuti - Abbiamo già trovato degli appartamenti, tutto a spese nostre. Noi ci stiamo muovendo, l'Ambasciata non saprei. Questo iter vale solo per i ragazzi già processati, ma non conosciamo ancora le tempistiche». I propri figli in carcere, l'impegno economico per tirarli fuori. E già oggi partiranno i primi ricorsi per accelerare l’esame da parte dei giudici delle nuove carte e avere così la possibilità di commutare la pena da due a sei mesi in una sanzione pecuniaria ma agli arresti domiciliari. A Varsavia.

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