Scontri e disordini a Varsavia, l'Europa League passa in secondo piano. Quarantotto ore di alta tensione, problemi di ordine pubblico e cronaca di due giorni da dimenticare. Circa 750 tifosi laziali (150 i fermati) sono partiti mercoledì per la capitale polacca, l'incontro col Legia era atteso da tempo. I primi incidenti sono scattati all'alba, il contatto è avvenuto alle 6 del mattino: cinque sostenitori biancocelesti erano appena rientrati in albergo, sono stati aggrediti da alcuni supporter avversari (che in occasione della gara di andata a Roma avevano creato non pochi problemi). Ne sono nati degli scontri, è servito l'intervento delle forze dell'ordine per far tornare la calma. Poco dopo sono state perquisite tutte le stanze dei tifosi della Lazio ed è spuntato fuori un borsone contenente alcuni oggetti contundenti. A questo punto la decisione da parte della Polizia locale di fermare tutti i 17 i supporter biancocelesti che alloggiavano nell'albergo, processati per direttissima in mattinata. A parte uno, tutti sono stati rilasciati con l'obbligo di tornare in Italia tra ieri sera e questa mattina (con assoluto divieto di assistere alla partita). Qualche ora più tardi l'ennesimo caos. Verso le 16, in Ulica Marszalkowska (nel pieno centro di Varsavia), alcuni tifosi laziali hanno iniziato un lancio di pietre e bottiglie contro le forze dell'ordine. Sono stati circondati dagli agenti in tenuta antisommossa, circa 140 i trattenuti: non sono stati arrestati, si è trattato di fermi necessari per procedere all'identificazione. Tutti si sono diretti presso le stazioni di polizia per essere interrogati, circa un centinaio è stato rilasciato rapidamente: il gruppo si è poi diretto verso lo stadio senza poter entrare. Dentro, invece, quasi 200 tifosi biancocelesti hanno seguito regolarmente la partita. Prima del match è intervenuto in merito il ds Tare: «Da quello che sappiamo - ha spiegato - una settantina dei nostri tifosi hanno chiesto di essere scortati dalla Polizia polacca in un caffè e allo stadio e, a questo punto, gli agenti li hanno fermati senza motivo. Posso garantire che questi tifosi non sono stati violenti, speriamo si chiarisca tutto». Durante la sfida tra Legia e Lazio, la situazione è stata monitorata con attenzione dall'ambasciata italiana a Varsavia, che si è attivata appena appreso del fermo dei tifosi: la rappresentanza diplomatica, hanno fatto sapere dalla Farnesina, è rimasta in contatto per tutta la notte con le autorità locali. Oggi verranno processati per direttissima quei pochi sostenitori biancocelesti trattenuti in Polonia. La Lazio non dovrebbe rischiare nulla dal punto di vista sportivo, ma visti i precedenti la situazione è poco chiara: «La UEFA - ha spiegato l'avvocato Gentile, legale biancoceleste - ha una concezione dell'ordine pubblico più allargata. Non posso escludere le sanzioni, ma la squalifica dello stadio non dovrebbe esserci, non si è trattato né di cori razzisti, né discriminatori, solo episodi di stupida violenza. Loro però esamineranno il comportamento dei tifosi, noi in più abbiamo anche questo handicap della recidiva in quanto portatori di intolleranza. Vedremo cosa accadrà».
Scontri e arresti Caos a Varsavia
Risposta laziale alla guerriglia di Roma Oltre 150 tifosi fermati dalla polizia
