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Roma 2024 primi passi

Malagò riceve i comitati olimpici europei E Letta incontra il presidente del Cio Bach

Quattrocento, uno più uno meno, i delegati appartenenti ai 49 comitati olimpici europei presenti da ieri a Roma per la loro 42ª assemblea, ospiti all'esordio capitolino del circolo Canottieri Aniene nelle zone dell'Acquacetosa magnificate da Wolfgang Goethe e impegnati da stamane in un'agenda calibrata al decimo di secondo. Dalle 8.30, in quarantacinque minuti, cinque saluti d'apertura, compresi quelli di Malagò, indaffarato padrone di casa, di Thomas Bach, presidente del comitato olimpico internazionale e del ministro Graziano Delrio. A seguire, lunga serie di rapporti. Sochi, giochi invernali del prossimo febbraio, con i suoi ritardi, le fiaccole spente, i costi faraonici e le scie polemiche create da Putin con le sue opinioni sulle «tendenze sessuali non tradizionali». Rio de Janeiro, i giochi estivi del 2016 appesi ai dubbi organizzativi e ai fermenti sociali. Pyeongchang 2018 invernali e Tokyo 2020, da poco assegnati. E rapporti su Baku 2015 - insignificante edizione inaugurale di insignificanti giochi olimpici europei, con l'atletica disimpegnata - e della WADA, nel versante europeo dell'agenzia internazionale antidoping, la stessa che ha di recente decretato l'inaffidabilità del laboratorio di Mosca. E poi, elezioni, protocollari ma dagli esiti scontati: conferma alla presidenza di Mr. Patrick Hickey, irlandese, e alla segreteria generale di Raffaele Pagnozzi, avellinese di nascita, frascatano d'integrazione e per un ventennio responsabile amministrativo del Foro Italico, e probabile ingresso nell'esecutivo, alla pari di Sergej Bubka, di Sebastian Coe, olimpionico e trionfale organizzatore dei Giochi di Londra della scorsa stagione, cui l'incarico, sicuramente stretto per le ambizioni del Pari d'Inghilterra, è reso necessario dall'opportunità di non lasciare vuota la casella del proprio paese. In serata, per i 400, ivi compresi 25 membri del CIO, conviviale all'Accademia di scherma del Foro Italico, in attesa che la magistrale scenografia progettata da Luigi Moretti molto prima che l'architetto italiano si trasferisse a Washington per edificare il Watergate possa in futuro ospitare qualcosa di diverso dalla portata di un cocktail di scampi o di un semifreddo. Domani, in chiusura, al tocco di mezzogiorno, udienza da Papa Francesco. Di Giochi del 2024, salvo velati accenni, ufficialmente non si parlerà. Ma è evidente che nella testa di più d'uno dei partecipanti, connazionali in testa, e nei pettegoli ambulacri dell'albergo che ospita i dirigenti europei, il riferimento alla candidatura italiana sfuggirà sicuramente ai controlli del cerimoniale. Di non dissimile impostazione l'incontro tra Thomas Bach ed Enrico Letta, ufficialmente non segnato nel programma di incontri delle giornate romane: sarà qualcosa di più del convenevole di rito, tra un presidente del CIO e un capo di Governo che ha messo in gioco esplicitamente il proprio nome a sostegno dell'ipotesi di un'Italia (Roma) assegnataria della sua seconda Olimpiade estiva.

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