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Prove tecniche di Mondiale

A Londra gli azzurri sfidano la Nigeria nell’ultima amichevole dell’anno Prandelli: «Test importante per scegliere il modulo e la seconda punta»

Un’amichevole a Londra, un’avversaria africana: il ct Cesare Prandelli riavvolge il nastro ripensando all’esordio sulla panchina azzurra, contro la Costa d’Avorio. Era il 10 agosto del 2010, arrivò una sconfitta di misura che non frenò l’entusiasmo del nuovo commissario tecnico. Dopo cinquanta partite sulla panchina italiana, il bilancio è più che buono: un Europeo quasi esaltante, una buona Confederations, una qualificazione ai prossimi Mondiali conquistata con largo anticipo. Ma nello sport il passato non conta, conta il futuro. E quello azzurro è più incerto che mai, con una difesa talvolta incerta, un centrocampo che ancora non ha trovato la quadratura, e un attacco che cerca il partner ideale di Balotelli. Buffon, Pirlo, Balotelli: poche certezze, e diversi dubbi che Prandelli cercherà di sciogliere già dalla partita odierna. Questa sera al Craven Cottage di Londra gli azzurri sfidano la Nigeria. Un solo precedente con gli africani, fu una sfida vibrante, emozionante, infinita; Boston, ottavi di finale del Mondiale statunitense, l’Italia è sotto di un gol, e in dieci uomini per l’espulsione di Zola: poi entra in scena Roby Baggio, che si prende l’Italia sulle spalle, segna quasi allo scadere la trascina fino ai supplementari. E ancora gol, dal dischetto, dopo un fallo ai danni di Benarrivo. La doppietta del «divin codino» spalancò le porte dei quarti di finale contro la Spagna, e avanti così fino a Pasadena. Cuore azzurro. Sono passati quasi vent’anni. Altro calcio, altra Italia. Una squadra da dieci, quella del 1994, con Baggio, Zola, e all’occorrenza Roberto Mancini che mai entrò nelle grazie di Arrigo Sacchi. Erano fantasisti al servizio della nazionale, specie estinta dopo l’avvento del guru di Fusignano. Oggi Prandelli pagherebbe di tasca propria per avere un numero dieci dello stesso spessore, con classe, talento, visione di gioco. Ci sarebbe Totti, ormai un nove e mezzo per dirla alla Platini. Troppo centravanti per essere un dieci, troppo rifinitore per essere un centravanti. Balotelli-Totti potrebbe funzionare, a patto che si riporti la pace tra i due, dopo gli episodi non propriamente esaltanti che li hanno visti reciprocamente protagonisti. Nella notte londinese la posta in palio sarà di gran lunga inferiore rispetto all’unico precedente di Boston, il risultato conterà ancora meno. Ma la prestazione - quella - sarà fondamentale. Per analizzare pregi e difetti della squadra, per modificarne l’assetto in vista del Mondiale brasiliano. «Sui moduli ho idee abbastanza chiare, anche se dobbiamo stabilire bene quale è il migliore - ammette Prandelli in conferenza stampa - non vorrei parlare dei ventitré giocatori che verranno in Brasile. In questo momento piuttosto mi interessa verificare il modulo tattico. In particolare, capire come dare densità al centrocampo, che sia in grado di difendere e attaccare. Sarà poi indispensabile la scelta della seconda punta, ora vedremo qual è giusta». Al di là del modulo e degli uomini, Prandelli porta avanti la propria battaglia personale a favore del club Italia, continuando a chiedere stage. «Faccio tanti esperimenti perché ho poco tempo a disposizione - sottolinea il commissario tecnico - non aver avuto gli stage non è un problema, ma un dato di fatto. Se ne avessimo fatti, non avrei dovuto chiamare tanti giocatori, e non saremmo incappati in certe figuracce, almeno nei risultati. Il problema degli stage non sono gli allenatori - ha proseguito - ma il calendario e i dirigenti. ora tutti pensano al campionato, poi al Mondiale saranno tutti tifosissimi». E pretenderanno risultati. Diretta tv su RaiUno a partire dalle 20.45.

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