La giostra riprende a girare. Sotto le stelle, per ora, dopo il primo settembre già la prima sosta per gli impegni della Nazionale, che ha già in mano mezzo passaporto per il Brasile. Due settimane per far ripartire il campionato, e già sarà alle spalle una sfida di vertice, la Juventus ad attendere la Lazio, dopo avere raso al suolo l'Olimpico biancoceleste nella Supercoppa, avvelenata anche dalle liti sulla spartizione del bottino. Sarà ulteriormente impoverito, il nostro orticello: anche arrivi eccellenti ma soprattutto distacchi dolorosi, a partire da Cavani fino al trio delle meraviglie romaniste, Marquinhos, Osvaldo e adesso Lamela che andrà a ritrovare Franco Baldini a Londra. Del resto, è inutile farsi illusioni: senza sceicchi o petrolieri di supporto, i club italiani non sono in grado di garantire competitività nei confronti dei colossi d'Europa, che non si spaventano neanche quando il conto della spesa supera i cento milioni, quelli sborsati per il gallese Gareth Bale, Carletto il suo regalo di Natale ha potuto scartarlo con largo anticipo. Ma, a parte il prezzo terrificante dei cartellini che il mercato espone, l'ostacolo che non è possibile superare riguarda gli ingaggi. Nessun giocatore si sogna di rinunciare e raddoppiare i suoi guadagni da un giorno dall'altro, agevoli le pressioni sulle società di procuratori, intermediari, perfino papà e mamma, attenti al futuro dei loro preziosi cuccioli. Nessun passo avanti per la soluzione del problema che da secoli i gestori del calcio italiano illustrano come urgente, senza che si registrino movimenti significativi. E così gli stadi, salvo rarissime eccezioni, rimangono fatiscenti, senza garanzia di sicurezza, le curve in mano ai teppisti, le famiglie se ne restano a casa, festeggia soltanto Sky con la sua offerta megagalattica. Per fortuna, siamo gente capace di trovare uno spiraglio di ottimismo anche quando il livello delle onde diventa allarmante, e così vivremo con un sorriso anche questa nuova avventura. La pole-position non ha bisogno di prove libere per trovare un destinatario, unanimemente assegnata alla Juventus che potrebbe centrare il terzo tricolore consecutivo. Conte sta cominciando a sfoltire un po' i ranghi, ma neanche la presenza di una Champions League che stimola al massino le attenzioni, giustifica un organico così pletorico. Un nazionale spagnolo come Llorente deve sopportare la panchina, Tevez sarà ispirato da Vucinic, che in bianconero non è stato il goleador per eccellenza, ma sicuramente il rifinitore determinante. Se ti si fa male Marchisio e puoi sostituirlo con Pogba, hai le carte in regola per reclamare il pronostico. Primo rivale diventa il Napoli, che la partenza di Cavani ha compensato con un fuoriclasse di quasi identico livello come Higuain, poi altri pezzi importanti in difesa, Albiol, e in attacco, con Callejon, Zapata e soprattutto un Insigne ormai maturato. A completare la prima fascia l'eterno Milan, che di cessioni fiabesche sa qualcosa, avendo lasciato partire due numeri uno, nei rispettivi ruoli, come Ibra e Thiago Silva. Mario Balotelli e il Faraone sono una garanzia, qualche accorgimento in difesa per restare al passo, o almeno limitare il gap, con le prime due. Sarà proprio il Milan ad aprire le danze, lo aspetta la fatal Verona, nella quale quaranta anni fa gli fu scippato uno scudetto. Adesso Balotelli dovrà sopportare non soltanto un sindaco fuori di testa, oltre a Mandorlini già protagonista di esternazioni razziste demenziali, ma anche un pubblico storicamente di stampo nazista. L'altro anticipo chiama in causa la Juve, a Marassi difficilmente Delio Rossi riuscirà a ripetere i miracoli della stagione scorsa. Tra le cinque squadre da includere di diritto in seconda fascia, la prima citazione va alla Fiorentina, che ha recuperato Pepito Rossi, vicino a quel bomber di lusso, Mario Gomez, che le era mancato nella passata stagione. Forse avrebbe meriatto qualche attenzione in più una difesa non sempre affidabile, in attesa che si sciolga il nodo del portiere. La Lazio ha puntellato un organico già solido e collaudato, dovrebbe conservare il ruolo di protagonista onorato negli ultimi anni. Per quantificare le ambizioni della Roma, che ha perso tre pezzi da novanta, ci saranno da attendere gli ultimi sussulti di mercato. Per ora, con Destro ai box e Borriello in partenza, i tifosi devono sperare nei miracoli dell'eterno Totti. L'Udinese deve smaltire gli effetti del playoff europeo ancora una volta amarissimo, a Roma sarà uno scontro tra deluse, ma i friulani a gioco lungo sono una garanzia di continuità. Completa la schiera degli immediati rincalzi l'Inter, che come la Roma non avrà l'impaccio delle coppe. Mazzarri si è impegnato a fondo nell'opera di ricostruzione, con l'organico al completo potrebbe diventare un'intrusa di lusso. In bilico tra salvezza tranquilla e sogni d'Europa restano Catania e Parma. Tutte le altre, comprese squadre illustri come Bologna, Cagliari, Torino, Samp e Genoa, dovranno soprattutto salvare la pelle, come le due veronesi e, in sottordine, le matricole Sassuolo e Livorno.
PARTE L’INSEGUIMENTO
Torna la serie A: tutti dietro ai campioni d’Italia Juve grande favorita ma occhio a Napoli e Milan
