Sport

Bolt Pioggia e un fulmine

Atletica Il giamaicano conquista l’oro nei 100 ai Mondiali di Mosca Sotto l’acqua precede l’americano Gatlin e il connazionale Carter

MOSCA Non poteva sbagliare ancora una partenza, come gli successe due anni fa a Daegu quando lasciò pista e titolo dei 100 metri al connazionale Yohan Blake. Usain Bolt lo sapeva e nonostante la forte pressione della vigilia è riuscito a recitare appieno il ruolo di grande protagonista dei mondiali di Mosca, conquistando la sua prima medaglia pregiata in terra russa. Qualcuno si aspettava il record e in effetti il 9''77 rappresenta il primato stagionale per il giamaicano che non si è lasciato intimorire dalla pioggia improvvisa caduta sullo stadio olimpico. Dietro di lui l'americano Justin Gatlin con 9''85, poi è dominio giamaicano con Nesta Carter (bronzo con 9''95), Bailey-Cole e Nickel Ashmeade (9''98). Già in semifinale Bolt aveva vinto la sua batteria in scioltezza con il tempo di 9''92 controllando lo statunitense Mike Rodgers (9''93), partito meglio, ma bruciato poi dal «fulmine» anche se c’è da dire che Gatlin (9''94) non era stato da meno al pari di Nesta Carter (9''97). Ma nella finale Bolt è apparso sicuro, anche un po’ giocherellone quando ha imitato l’apertura di un ombrello prima di portarsi sui blocchi di avvio. Quel mostrare con orgoglio la scritta della sua nazione alle telecamere è sembrato quasi un voler dire che la Giamaica non è solo doping, ma anche sport leale e pulito. Ecco perché ha festeggiato all’arrivo, quasi si fosse tolto un peso che lo assilla negli ultimi tempi. Durante l’anno si era prospettata la gustosa sfida con Tyson Gay, ma proprio le vicende di doping avevano fatto saltare il banco rischiando di spegnere le luci della ribalta su una rassegna che fatica a decollare dal punto di vista dello spettacolo. In effetti il campione olimpico si era presentato a Mosca con 9"85, nemmeno tanto forte per le sue abitudini, senza dimenticare che Gatlin lo aveva sconfitto sulla pista romana del Golden Gala, lasciando intendere che non era poi così impossibile ripetere l’impresa. Forse perché in cuor suo intravedeva la possibilità di riprendersi a 31 anni quella corona mondiale che fu giù sua nel lontano 2005. In realtà Gatlin è apparso completamente ristabilito dal leggero infortunio muscolare che l'aveva colpito a fine giugno ai Trials Usa e fino a metà gara ha retto il suo avversario. Dai 60 metri in poi però si è vista una diversa accelerazione del giamaicano, bravo a spingere senza irrigidirsi. «Sono riuscito a rimanere tranquillo e a fare ciò che volevo - le prime parole di Bolt dopo la stupenda affermazione -. Io più serio? Dipende tutto dalle vibrazioni, da ciò che sento. In realtà voglio andare in pista e divertirmi». Poi anche un riferimento simpatico al nostro Paese. «Saluto tutti gli italiani - ha affermato -. Mi piace sempre molto venire a Roma per il Golden Gala, so di avere molti fan dalle vostre parti. Ci vediamo l'anno prossimo». Per quanto riguarda le altre finali della giornata, trionfo russo nella 20 km di marcia maschile, vinta da Aleksandr Ivanov. Il 20enne marciatore ha regalato la prima medaglia al paese organizzatore tagliando il traguardo in 1h20'58, suo nuovo primato personale. Al secondo posto il cinese Chen Ding; terzo lo spagnolo Miguel Angel Lopez. Quattrodicesimo l'italiano Matteo Giupponi, che ha chiuso in 1h23'27, Giorgio Rubino è stato 28esimo (1h25'42") e Federico Tontodonati 42esimo (1h29'26"). La statunitense Brittney Reese ha vinto il suo terzo titolo mondiale consecutivo atterrando a 7,01 metri nel lungo. L'olimpionica ha preceduto la nigeriana Blessing Okagbare (6,99). Oro dello statunitense Ashton Eaton nel decathlon con 8809 punti, nuovo record mondiale stagionale. Alle sue spalle il tedesco Michael Schrader con 8670; quindi il canadese Damian Warner, medaglia di bronzo con 8512 punti. Nel disco donne, successo della campionessa olimpica Sandra Perkovic con la misura di 67,99, davanti alla francese Melina Robert-Michon (66,28, primato nazionale), bronzo alla cubana Yarelys Barrios. Da segnalare infine il vero e proprio trionfo dell'Etiopia nei 10.000 metri femminili. Sul gradino più alto del podio Tirunesh Dibaba (già oro a Londra 2012 e Pechino 2008) che ha dominato la volata finale chiudendo in 30'43''35, davanti alla keniana Gladys Cherono (30'45''17) e all'altra etiope, Belaynesh Oljira (30'46''98).

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.