MOSCA Che in Russia stia andando in scena una nuova atletica azzurra lo si è capito subito. In un mondiale tra i più affollati (quasi 2000 atleti di 206 nazioni) e incerti della storia trentennale, una maglia tricolore ha destato l’attenzione di tutti ieri – nella prima giornata di gare - dimostrando che il cuore può andare anche oltre l’ostacolo anche a 37 anni. Valeria Straneo, maestra d’asilo e primatista italiana di maratona, ha saputo conquistarsi la medaglia d’argento più bella che potesse desiderare entrando in un sogno che è stato costruito con coraggio e determinazione. La piemontese è giunta seconda nella 42km condotta fin dal primo metro e chiusa in 2h25:58, alle spalle della keniana Edna Kiplagat (2h25:44, conferma del titolo conquistato a Daegu nel 2011), mentre l’altra italiana Emma Quaglia è stata splendidamente sesta (2h34:16), grazie ad una prodigiosa rimonta, conclusa con un piazzamento addirittura da finalista. Le due maratonete hanno apprezzato il valore della vita lottando e guarendo entrambe da due gravi malattie e quindi il sapore del loro trionfo ha un gusto ancora più particolare. «Non ho capito cosa sia successo dietro di me fino al 35esimo km - le parole della sorridente Straneo, ottava ai Giochi Olimpici di Londra e quest'anno oro ai Giochi del Mediterraneo in mezza maratona - poi girando mi sono sorpresa rendendomi conto che eravamo rimaste solo in due in testa. E allora lì ho iniziato a crederci per davvero in un medaglia. Come ho fatto? Ho semplicemente seguito i consigli della mia allenatrice Beatrice Brossa e del Direttore Tecnico Massimo Magnani: un ritmo alto e costante intorno ai 3:25 al chilometro per spezzare il fiato alle avversarie». In effetti la maratoneta scatenata, malgrado la temperatura, vicina ai 30 gradi, ha imposto un ritmo asfissiante (passaggio a metà gara in 1:12.58) senza perdere la lucidità per «darsi il cinque» con l’amica Emma durante un incrocio del percorso, per poi fare una magica «ruota» al termine della gara. «Negli ultimi cinque km sentivo che le gambe si stavano inchiodando - ha continuato l’azzurra che alla vigilia aveva stupito tutti a Casa Italia Atletica - e mi aspettavo da un momento all'altro lo strattone della Kiplagat che è puntualmente arrivato. Ho provato a reagire, ma davvero non ne avevo più in corpo e non vedevo l'ora di arrivare al traguardo. Questo argento mi rende felicissima!». Dopo l'oro olimpico di Londra Mo Farah si è ripetuto anche in questo mondiale chiudendo in 27'21"72, primato personale stagionale davanti al campione mondiale uscente, l'etiope Ibrahim Jeilan (27'22"23), mentre Daniele Meucci, unico italiano in gara, ha chiuso al 19esimo posto con il tempo di 28'06"74, primato personale stagionale. Il capitano Nicola Vizzoni ha conquistato all’ultimo salto la sua ennesima qualificazione nella sua carriera costellata da nove mondiali scagliando il martello a 75.38. «Volevo esserci - le sue parole - in pedana durante l'esecuzione mi manca ancora di trovare il giusto accordo tra velocità ed equilibrio. Conto di lavorarci ancora da qui alla finale (in programma domani, ndr). Ripeto: un conto sono le graduatorie stagionali e un altro è venire qui e giocarsela, perchè si azzera tutto e anche quelli che sulla carta sembrano i più forti possono saltare. In allenamento ho sensazioni diverse che mi dicono che se funziona tutto posso trovare un bel lancio. Il lavoro paga sempre. Questo è anche quello che ci ha insegnato Pietro Mennea del quale portiamo il nome sulle maglie. Dobbiamo fargli onore». Bravo pure il giovane Giordano Benedetti che ha chiuso al terzo posto nella prima batteria degli 800 metri, qualificandosi con 1:47.90 per le semifinali odierne al pari delle due azzurre dei 400: Libania Grenot, terza nella sua batteria in 51.43 (personale stagionale), e Chiara Bazzoni (ripescata con 52.14). Eliminati, invece, Giuseppe Gibilisco e Claudio Stecchi nelle qualificazioni del salto con l'asta, Dariya Derkach nel lungo.
Atletica L’impresa di Valeria
Straneo d’argento nella maratona ai Mondiali di Mosca. Quaglia sesta La piemontese: «Felice e stremata, non potevo riprendere Kiplagat»
