Rispetto all'ultima edizione - Daegu, Sud Corea, anno 2011, una medaglia di bronzo, Antonietta Di Martino nell'alto, solo cinque atleti classificati tra i primi otto - l'Italia iscritta ai campionati mondiali di Mosca parte psicologicamente avvantaggiata: di medaglie non si parla. Neanche al Foro Italico, i cui vertici diserteranno la capitale russa. Pronunciate a mezza voce, la speranza che tendini e metatarso di un triplista ispirato dal Padreterno reggano e che la tensione dell'evento non mortifichi, sulla pedana dell'alto, la stessa che nel 1980 fu testimone dell'affermazione olimpica di Sara Simeoni, le velleità d'una ventenne di Pordenone. Tutto il resto, per una rappresentativa segnata dalla maturità di vecchie querce come Valeria Straneo, Nicola Vizzoni, Giuseppe Gibilisco e Fabrizio Donato, è affidato agli esiti di una pattuglia di giovani cui nulla più si chiede, nella lucida necessità di una previsione, della conferma di quei sintomi di ripresa segnalati negli impegni agonistici affrontati all'indomani del ricambio verificatosi, nel dicembre scorso, ai vertici della Federazione. Se la logica sconsiglia ipotizzare che in pochi mesi il registro tecnico e organizzativo dell'atletica italiana possa aver subito miglioramenti sostanziali, è pur vero che un evento come un campionato mondiale rappresenta un banco di prova ineludibile, nel senso che sarà difficile non assegnare a dirigenti e tecnici, nel bene e nel male, una quota consistente di responsabilità sul giudizio complessivo della rappresentativa. Più chiaramente, se Daniele Greco e Alessia Trost, e meno Fabrizio Donato, vessato da contrarietà fisiche, appaiono come gli unici atleti capaci di competere ai piani alti delle loro specialità, è su una dimostrazione generale di vitalità che si può e si deve contare. Ai giovani presenti a Mosca compete infatti anche confermare come nella più antica disciplina sportiva dell'uomo esistano sacche ed energie tali da sottrarsi ai guasti di un mondo sportivo gonfiato nei muscoli e nei mercati. Da domattina, dunque, il via, nove giorni di gare senza interruzione sotto gli occhi di Vladimir Putin, l'Italia con la maglia intestata a Pietro Mennea a pochi mesi dalla scomparsa dell'olimpionico e nel ricordo del trionfo del 1980. Primo titolo, la maratona femminile, partenza alle 12, attenzioni puntate su Valeria Straneo, 37 anni, due figli, una milza asportata che ha aperto all'atleta di Alessandria una seconda giovinezza con il successo recente sulla mezza maratona ai Giochi del Mediterraneo. Una gara e un'atleta, sulle strade di Mosca, tutte da vedere.
Un’Italia giovane nel nome di Mennea
di Augusto Frasca Rispetto all'ultima edizione - Daegu, Sud Corea, anno 2011, una medaglia di bronzo, Antonietta Di Martino nell'alto, solo cinque atleti classificati tra i primi otto - l'Italia...