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Killer Froome uccide il Tour

Ciclismo La maglia gialla al secondo posto La crono va per 12" allo specialista Martin

L’istinto omicida di Chris Froome, padre padrone di questa centesima edizione del Tour de France, si ferma a pochi chilometri dal traguardo di Mont Saint Michel, quando una piccola sbandata gli impedisce di vincere una cronometro individuale che era riuscito a dominare fin dai primi metri. Solo poco meno di dodici secondi lo hanno distanziato dal vincitore, il campione del mondo della specialità Tony Martin, che ha quindi dovuto attendere un bel po’ prima di vedersi certificata la vittoria: «Gli ultimi 30 minuti sono stati duri per me - ha ammesso a fine tappa il tedesco - perché Chris stava facendo un tempo migliore. Nonostante tutto, però, sono riuscito a vincere perché nella parte finale sono riuscito a fare leggermente meglio di lui». Il secondo posto non cancella, però, i meriti di Chris Froome, che è sempre più padrone di questo Tour de France. La classifica generale parla chiaro: il primo degli umani è lo spagnolo Alejandro Valverde, che però deve recuperare 3'25”. I distacchi diventano ancora più vertiginosi guardando ancora più in basso: in terza posizione c’è, infatti, l’olandese Bauke Mollema, a 3’37”, mentre Alberto Contador, che alla vigilia della corsa era indicato come rivale numero uno dell’attuale maglia gialla, ha un ritardo di 3'54”. La strada per Parigi è ancora molto lunga e ricca di salite, ma contro questo Froome servirà un colpo da maestro per sfilargli la maglia gialla, o quantomeno per provare ad insidiarlo fino alla fine. Molto probabilmente Contador e gli altri dovranno aspettare domenica, quando ci sarà il terribile arrivo in salita sul Mont Ventoux: là ci sarà spazio per attaccare. Oggi (diretta tv Raisport2 ed Eurosport dalle 15) 12/a tappa, la Fougeres-Tours, 218km privi di salite. Mark Cavendish cercherà il successo dopo che ieri il pubblico gli ha riservato dei fischi e una busta piena di urina in seguito alla mancata espulsione dal Tour dopo l’ultima volata vinta da Marcel Kittel. Il clima è infuocato: ne vedremo delle belle.

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