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Dall’Uci due pesi e due misure

Lo sfogo: «Troppe cose non quadrano in quella storia»

Dall’inizio del Tour de France incombe sulla corsa una sorta di spada di Damocle: Pat McQuaid, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, ha infatti affermato che il 18 luglio, giorno nel quale la corsa francese affronterà per ben due volte la salita simbolo dell’Alpe D’Huez, uscirà fuori una lista di corridori che nel 1998 facevano uso di Epo, all’epoca non rintracciabile dai controlli antidoping. Quell’edizione del Tour de France fu vinta da Marco Pantani, ma il numero uno del ciclismo internazionale non intende risparmiarlo: qualora dovessero esserci delle tracce di Epo nel suo sangue, il suo nome verrebbe cancellato dall’albo d’oro della Grand Boucle. A questa decisione si è fermamente opposta Tonina, la mamma del Pirata, in quanto per Marco sarebbe impossibile difendersi da queste accuse e chiedere delle controanalisi. Su questo argomento abbiamo chiesto il parere di Enrico Zaina, ex corridore e fido gregario di Marco Pantani: il bresciano ha fatto nella Mercatone Uno fino al 2000, vivendo soprattutto i momenti più brutti a fianco del Pirata, come la sua esclusione dal Giro d’Italia a Madonna di Campiglio. Zaina, lei ritiene giusto togliere quel Tour a Pantani? «Vorrei dire tante cose, ma forse è meglio se qualcuna me la tengo per me. Direi che Tonina Pantani, con la sua lettera, ha parlato anche per me. L’Unione Ciclistica Internazionale ha fatto sempre due pesi e due misure, con tutti: quello del 1998 scoppiò il caso Festina, e anche in quel caso il massimo organo mondiale non si comportò proprio bene. Senza contare quello che poi è successo durante l’inverno con Armstrong». Nel caso dell’americano l’Uci è stata anche accusata di aver coperto le sue pratiche di doping. Lei pensa sia davvero così? «Ci sono troppe cose che non quadrano in quella vicenda. Tra l’altro pochi giorni prima della partenza in Corsica Armstrong si è anche permesso di punzecchiare il Tour affermando che non è possibile vincere senza doping (affermazione poi smentita dallo stesso americano, ndr). Sicuramente ha avuto qualche appoggio, non è possibile mettere in piedi un sistema come quello dell’Us Postal da solo. Mi auguro solo, come uomo, che Lance non si butti nella droga, come invece ha fatto Marco in seguito a tutto l’accanimento mediatico che c’è stato su di lui dopo Madonna di Campiglio». La scelta del 18 luglio come data per rendere pubblica questa lista, inoltre, ha suscitato non poche critiche. «Sono d’accordo, ma sono abituato. Gli organi che devono vigilare sul ciclismo si muovono sempre con delle tempistiche pazzesche. Il problema è che il ciclismo vive di sponsor, perchè per andare a vedere le gare non si paga il biglietto come accade in altre discipline, quindi non si possono avere ricavi diretti dagli appassionati. Il ciclismo porta pochi soldi nelle casse degli organi federali ed è anche per questo motivo che non viene difeso abbastanza. Non è un caso che invece nel calcio, che è un altro sport che amo, vengano fatte delle leggi per salvaguardare le società che magari hanno dei debiti allucinanti. Ci sono troppe cose sbagliate da questo punto di vista».

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