Pieni di cerotti, ma fanno più male le cicatrici, profonde e indelebili. Così gli Azzurri si presentano al nuovo appuntamento con la Spagna, la squadra più forte del mondo: un dato certificato dalle classifiche della Fifa e dell'Uefa. E, soprattutto, legittimo a tutti i livelli, dalla Nazionale maggiore autentica galleria d'arte in grado di esibire talenti straordinari, al posto d'onore Andres Iniesta, l'illusionista, al quale in tempi non sospetti avevo pronosticato un avvenire glorioso, al quale soltanto la presenza di un compagno di squadra come Leo Messi nega la gioia di un Pallone d'Oro meritato. E dunque stasera a Fortaleza si rinnova un duello nel quale il pronostico è per l'ennesina volta a senso unico. Non bastassero la qualità e i numeri eloquenti degli spagnoli, a determinare lo squilibrio nei piatti della bilancia interviene il gap atletico tra le protagoniste della seconda semifinale di questa Confederations Cup, che il Brasile ospita a un anno dal suo secondo Mondiale di casa. Sul quale si addensano le nubi della protesta popolare, che avrebbe preferito le opere pubbliche e la sanità come destinazione dei tanti soldi profusi invece per gli impianti calcistici. L'Italia, come aveva già denunciato la trasferta di Praga a un mese dalla conclusione del campionato, ha finito la stagione con la lingua di fuori, colpa anche della pressione mediatica e dello stress conseguente, che altri Paesi non conoscono, se non in misura irrilevante. Anche in Brasile la spia della riserva si è accesa impietosa, ci ha trascinato al penultimo atto la buona sorte nella partita con il Giappone, che per gran parte della gara ci aveva fatti a strisce. La rinuncia a Balortelli, che stava rispettando il suo ruolo, rende più ardua la scalata a una montagna della Spagna. Prandelli deve arrangiarsi, tutti gli esperti sono prodighi di consigli sulle scelte tattiche per battere gli spagnoli, ma le partite non si vincono sulla lavagna, altrimenti sarebbe agevole modificare scale di valori radicate. Un anno fa avevamo giocato alla pari con le furie rosse nella fase a gironi, ma poi la finale dell'Europeo era stata un massacro. Vediamo fino che punto ci potranno soccorrere cuore e stellone. Ancora Fred e Paulinho a lanciare in finale il Brasile, l'incubo Uruguay si era delineato, l'ha dissolto Julio Cesar.
A caccia del riscatto dopo il ko nell’Europeo
di Gianfranco Giubilo Pieni di cerotti, ma fanno più male le cicatrici, profonde e indelebili. Così gli Azzurri si presentano al nuovo appuntamento con la Spagna, la squadra più forte del mondo: un...