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Capolavoro di idee emozioni e risultati

L'analisi sulla stagione dell'Acea basket

Cala il sipario su una stagione eccezionale per la Virtus Roma. Mai come in questa occasione il gusto dolce dello scudetto ha fatto venire l’acquolina in bocca alla truppa giallorossa. L'impressione di poter competere con l'opulenta e iperprotetta Siena è stato tangibile. Ma alla fine limiti di roster e quelle congiunzioni astrali che ben poco hanno a che vedere con i satelliti ma tanto con il condizionamento che i potenti sanno mettere in pratica hanno fatto la differenza. Ma resta una annata che è un piccolo capolavoro di emozioni, risultati ed idee. Questa Virtus ha avuto il grande merito di costruirsi una solida reputazione, quella che gli errori del passato sostenuti da presunti conoscitori della materia cestistica avevano spazzato via, giorno dopo giorno. Marco Calvani ama ricordare come la sera della partita d'esordio, vinta senza brillare a Pesaro, mentre in tanti sostenevano che erano arrivati i primi due punti per una salvezza da festeggiare in anticipo lui ed i suoi ragazzi avevano già iniziato a guardare lontano. Perché all'interno del gruppo era stato chiaro fin dopo i primi allenamenti che empatia, chimica ed un pizzico di talento da innaffiare e far germogliare avrebbero potuto fare la differenza. Poi è stato un succedersi di risultati che hanno istillato nella squadra e soprattutto in un pubblico che da depresso è tornato ad essere caldo e presente, l'idea di poter disegnare qualcosa di straordinario. Per il capolavoro è mancato ben poco. Rammarico per qualche errore, ma soprattutto per alcuni fischi vessatori che da gara-3 fino a quella decisiva si sono ripetuti, a vantaggio di Siena, con una continuità che dovrà far riflettere i vertici del basket. Ora si volta pagina. A Toti ed Alberani, e Calvani se sarà cofnermato, il compito di dare continuità alla rinascita del basket a Roma.

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