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Malagò: «Voglio a Roma i Giochi 2024»

Marino Collaccianim.collacciani@iltempo.it Malagò non ci sta. E, emulando in qualche modo un altro Presidente della Repubblica, esterna senza mezzi termini. Il suo approccio è legato inizialmente...

Malagò non ci sta. E, emulando in qualche modo un altro Presidente della Repubblica, esterna senza mezzi termini. Il suo approccio è legato inizialmente a un target ben preciso: «Voglio portare le Olimpiadi del 2024 a Roma. Prima che fosse eletto sindaco di Roma - ha rivelato il presidente del Coni - ho incontrato Marino e gli ho detto: non perdiamo tempo, se vogliamo portare le Olimpiadi a Roma nel 2024, dobbiamo cominciare subito a preparare la candidatura. Mi ha evidenziato che nel 2024 non ricoprirà la carica, ma io gli ho detto che la candidatura va costruita adesso, io, lui, insieme col governo. Marino mi ha stretto la mano dicendomi di essere pronto, non bisogna perdere tempo, l'obiettivo va aggredito sùbito». «È necessario aspettare di sapere cosa verrà deciso su Buenos Aires, a settembre - ha sottolineato Malagò - ma io faccio il tifo per Tokyo perché nel 2024 potrebbe esserci la chance di giocarci l'organizzazione delle Olimpiadi in Europa. Ho il dovere morale e non solo di cominciare questa battaglia». A sorpresa, poi (ma era nell’aria) sono arrivate le critiche al dorato mondo del pallone italiano: «Il calcio deve riformare alcune componenti della sua gestione, non sta a me dire quali. Mi aspetto solo che il calcio possa dare il buon esempio. Ho detto ad Abete che ha davanti a sé quattro anni nei quali deve trovare la forza, il coraggio e l'orgoglio di riformare il mondo del calcio - ha continuato Malagò -. Nel calcio è presente, per certi versi, una forma di autolesionismo. Mi chiedo come si faccia a perdere un'intera legislatura rimpallandosi le responsabilità, senza arrivare a nulla». Poi, Malagò ha allargato il fronte delle responsabilità parlando di occasione persa in relazione agli impianti del nostro Paese. «In quella legge, che non è stata portata a termine, c'erano di mezzo non solo gli stadi ma anche i palazzetti dello sport. E il Coni? Il Coni cosa ha fatto? Nemmeno un'intervista per affermare che era una vergogna che i politici non riuscissero a fare una legge sugli stadi».

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