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Nibali padrone del Giro

Il siciliano leader della corsa vince la cronoscalata e ipoteca la maglia rosa

Ancora freddo, ancora pioggia. E ancora Vincenzo Nibali. Il messinese dell'Astana sigilla il suo dominio al 96esimo Giro d'Italia conquistando il primo appuntamento del trittico in alta montagna, la cronoscalata di 20,6 chilometri con partenza da Mori ed arrivo a Polsa. Il siciliano domina la scena e, nonostante il maltempo che si abbatte inclemente sul Trentino, chiude con il tempo di 44'29", precedendo di 58" il basco e campione olimpico di Pechino 2008, Samuel Sanchez (Euskaltel-Euskadi), e di 1'20" Damiano Caruso (Cannondale). Si difende con le unghie Michele Scarponi (Lampre-Merida), quarto a 1'21", così come il colombiano Rigoberto Uran (Sky), settimo a 1'32"; naufraga invece l'australiano Cadel Evans (Bmc), la vera delusione di giornata, che termina 25esimo a 2'36 da Nibali. Che, nella generale, mette praticamente al sicuro la sua maglia rosa, visto che il secondo, Evans, ha un gap di 4'02", Uran è terzo a 4'12" e Scarponi quinto a 5'14". Un autentico dominio, quello dello squalo dello Stretto, che ora 'vedè la meta di Brescia, che potrebbe essere ancora più vicina se, tra domani e dopodomani, le condizioni meteo costringeranno a modificare il tracciato dei due tapponi dolomitici. «Ho un vantaggio in classifica confortante, che posso gestire con la mia squadra - spiega soddisfatto l'isolano - Forse Evans è quello che mi ha deluso un pò, Scarponi invece l'ho sempre visto pedalare bene e manca un pò Wiggins, che mi avrebbe dato più pressione. Il Giro però non è finito, mancano ancora tre tappe da disputare». Sulla sua cronoscalata: «Più andavo su e più c'era pioggia, però ho corso determinato e con un ritmo elevato. Volevo lasciare l'impronta su questa frazione che avevo studiato prima dell'inizio del Giro». Domani, però, Nibali e tutti i suoi colleghi dovranno fare attenzione ad una tappa sul cui regolare svolgimento si deciderà solo domattina. È il primo dei due tapponi dolomitici consecutivi, un arrivo in quota che potrà fare «danni» soprattutto tra chi non avrà la gamba per affrontare una durissima giornata. Qualora tutto si svolgesse normalmente, la 19esima tappa del Giro, la Ponte di Legno-Val Martello di 139 chilometri, porterà la carovana in alta quota. Dopo 23 chilometri c'è la cima del Gavia, dove è posto un Gran Premio della Montagna di prima categoria, poi la discesa, lunga e tecnica, verso lo Stelvio (Km. 70,3), la Cima Coppi del Giro con pendenza massima del 12% e media del 7,2 e ben sette gallerie in cui la sede stradale si restringe. Si scende ancora e poi, due i Traguardi Volanti di Lasa e Martello, ecco il gran finale con l'ascesa di mille metri: pendenze sino al 14%, tornanti stretti e tanta fatica da superare. Anche nel caso di percorso «deviato», perché in questo Giro non c'è mai nulla di scontato, nemmeno l'eventuale successo di Nibali, che è ormai a portata di mano dopo una cronoscalata che l'ha confermato come l'autentico ed unico big in gara. (

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