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Come sempre vince il denaro Ma il flop è annunciato

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Rischia di diventare, questo derby di Tim Cup, qualcosa di simile a una tormentata storia d’amore. Quando i protagonisti si concedono la famosa pausa di riflessione, naturalmente rinnovabile come un mutuo a scadenza quinquennale. Alla sesta o settima pausa, tutto si ricompone: con lanci di stoviglie, raffiche di insulti e addio pieno di rancore. Per arrivare alla decisione della vendita libera di biglietti sono stati necessari, in questi due mesi, pareri di autorità, sportivi, pubbliche istituzioni, capricci di Mamma Rai che non voleva rinunciare alla sua nicchia di notorietà, per rimediare ai danni di programmi di basso profilo, e poi consiglieri occasionali, esponenti delle società. E avanti così tra continui aggiornamenti, tutto ricomposto con un paio d'ore di anticipo, grandi rimpianti per le persone tranquille che avevano sperato invano in uno spostamento a Pechino o in Dubai. Alla fine, visto che prezzi salatissimi e formalità burocratiche kafkiane,avevano avvilito la vendita dei posti più prestigiosi, è prevalso il doveroso inchino al Dio Danaro. Via libera alla vendita senza vincoli. Teoricamente, si potrebbe tornare ai tempi felici, quando romanisti e laziali andavano a vedere il derby a braccetto: ma questa è utopia pura, allora i livelli di astio erano irrilevanti, oggi si vivono tensioni altissime, ritiri punitivi e minacce mafiose tanto per contribuire alla serenità generale. Ma almeno la Lega, e di riflesso anche le due società, avranno almeno il conforto di qualche spicciolo in più nelle casse sociali. Certo, li hanno dovuti sospirare a lungo, questi quattro soldi, qualcuno credeva ancora che la gatta frettolosa facesse i micini ciechi. Facile un ennesimo flop, ma nessuno, naturalmente, ci farà caso.

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