Bartolomeo Colleoni a cavallo - il monumento equestre del Verrocchio che Venezia ha dedicato al grande capitano di ventura bergamasco - è tra i più belli di ogni epoca. La fierezza del destriero e l’inforcatura (la posizione in sella) del condottiero della Serenissima hanno affascinato i cavalieri di ogni tempo e dato lo spunto ad uno dei più noti «cavallari» italiani, Giorgio Caponetti (nato a Torino nel 1945 ma residente in Maremma dal 1984) per un avvincente romanzo, sospeso fra la Laguna di oggi e quella del 1400, l’epoca del Colleoni. A segnare il punto di incontro tra le due Venezie, distanti 6 secoli, è Alvise Pàvari, protagonista del romanzo. Ultimo discendente di un’antica famiglia veneta, colto, raffinato, una lunga frequentazione con la storia e i capolavori, il «professore» è anche un appassionato di cavalli. Come tutti quelli che sanno, per scienza ed esperienza, che l’equitazione è soprattutto un’arte, non si limita a frequentare quelli reali, ma studia il lungo processo di addomesticazione e l’intrecciarsi delle loro vite con quelle dei «padroni» uomini. Coinvolto da un’affascinante e misteriosa biologa, Alvise ripercorre le tracce di un’antica leggenda che segna l’origine della sua famiglia, ricollegandola alla figura di Bartolomeo Colleoni, o meglio a quello che risulterà essere il vero protagonista della vicenda, il cavallo del grande condottiero. Il connubio fra il Colleoni e il suo destriero era così stretto che anche sulla tomba il capitano bergamasco è raffigurato a cavallo. Con l’occasione, Giorgio Caponetti ha modo di raccontarci non solo alcuni frammenti della nostra storia, ma anche e soprattutto molti aspetti di quella cultura equestre che ha visto il nostro paese essere - nei secoli passati e recenti - uno scrigno di conoscenze e d’innovazioni tecniche, quali quelle novecentesche del capitano Federigo Caprilli. Un romanzo che spesso sconfina nel giallo, tanto che si chiude con un finale a sorpresa, lasciando nel lettore un interrogativo sospeso. Un libro per tutti, ma soprattutto per i tanti che amano ascoltare le storie di cavalli e riscoprire i segni di quella misteriosa relazione che lega la nostra specie con quella equina, e che le pagine di Caponetti sanno magistralmente rievocare.
Trovare le origini grazie al cavallo
Bartolomeo Colleoni a cavallo - il monumento equestre del Verrocchio che Venezia ha dedicato al grande capitano di ventura bergamasco - è tra i più belli di ogni epoca
