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Equilibrio, dialogo e cuore la cura di Andreazzoli

Difesa a tre, giocatori più coinvolti e il «patto» con i tifosi

Non avrà trovato la formula della felicità, ma Andreazzoli ha dimostrato che a volte basta fare le cose semplici per trovare il primo sorriso del 2013. Piccoli accorgimenti, alcuni cercati, altri arrivati come una manna dal cielo, ma tutti funzionali a ricostruire la Roma. A partire dalla base, da quei pilastri un po’ trascurati da Zeman, che si era affidato a Totti senza dare però attenzioni agli altri senatori. E se pure è stato proprio il siluro del capitano a riportare tre punti e fiducia, Andreazzoli ha saputo gestire l’intero gruppo. Prima di tutto, consegnando la maglia da titolare a De Rossi a Marassi, dove di certo non ha brillato, ma ha messo nelle gambe minuti utili e nella testa la voglia di migliorarsi per il bene della Roma. La scelta di confermarlo con la Juventus è stata ripagata dalla grinta trasmessa dal cuore agli scarpini. De Rossi salterà la trasferta a Bergamo per squalifica, consapevole però che tornerà subito nell’undici titolare. Andreazzoli sta dando importanza ai singoli, senza dimenticarsi del gruppo e la cura sta già guarendo le vecchie ferite. Taddei era arrivato al punto di non allenarsi più con la squadra, perché non riusciva ad adattarsi al metodo di Zeman, Perrotta non era stato nemmeno convocato per il ritiro in Austria. Dopo il gol di Totti è stato proprio l’amico Simone a prendersi il primo abbraccio, dopo una corsa sfrenata dalla panchina. Un’istantanea del nuovo corso, bella come l’intuizione di far scaldare la squadra sotto la curva Sud. L’idea è stata di un tifoso, Andreazzoli l’ha ricevuta via sms e gli è piaciuta talmente tanto che non ha resistito dal metterla in pratica subito, dopo aver speso tempo a convincere dirigenza e giocatori, questi ultimi frenati dalla paura di non raccogliere una risposta positiva, vista l’aria di contestazione che si respirava a Trigoria dopo il ko con la Sampdoria. Il gesto ha funzionato: il tifo si è unito alla squadra e la fiducia è tornata. Andreazzoli punta sulla stima di tutti, dal pubblico ai giocatori, passando necessariamente dai suoi collaboratori. Perché ha scelto di non tapparsi le orecchie e di ascoltare i consigli di Beccaccioli, con il quale analizza i video delle partite, anche fino allo sfinimento (Sampdoria-Roma l’hanno guardata una ventina di volte). Anche gli allenamenti sono cambiati molto, perché c’è spazio per le parole e non solo per gli esercizi. Lo staff è libero di intervenire, Muzzi più volte si è soffermato con Lamela, Zago con i difensori, ma tutti possono dire la loro. Il dialogo è il punto di forza e segna il distacco dal passato. E tutto questo si riflette sul nuovo modulo, scelto dall’ex tattico di Spalletti, ma appoggiato dai giocatori stessi, che hanno potuto indicare il ruolo in cui si trovavano meglio in campo, senza paura. Marquinhos è perfetto per la difesa a tre, per sua stessa ammissione la preferisce a quella a quattro, Piris un po’ meno, ma si è sacrificato per la squadra. L’equilibrio in campo, l’armonia fuori, nel segno della semplicità.

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