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Lo scudetto 2006 resta all'Inter

Lo scudetto 2006 dell'Inter è e rimarrà ai nerazzurri e nessuno potrà toglierlo. Questo è quello che sarà deciso nel corso del prossimo Consiglio federale del 18 luglio, quando i 25 membri, appartenenti alle diverse componenti, saranno chiamati a votare. Due ore è durato oggi l'incontro, a cui hanno partecipato i soli presidenti, in cui l'ufficio legale della Figc ha esposto la non competenza a decidere. Nel parere dell'ufficio legale della Federcalcio, che ha lavorato su questa grana scoppiata dopo la relazione del procuratore federale Stefano Palazzi, risulta determinante l'assenza di un atto amministrativo di assegnazione, come già scritto nel parere dei saggi che diedero il via libera a Guido Rossi per l'assegnazione alla squadra di Moratti di quel tricolore. Senza questa delibera, che nella storia del campionato di calcio non è mai stata fatta, il Consiglio Federale non ha potere di sostituirsi alla giustizia sportiva. «La posizione diffusa è quella di votare la non competenza, la nostra posizione è quella di non pronunciarci sullo scudetto 2006, anche perchè dovremmo trasformarci in giudici e noi siamo politici», ha detto all'uscita dall'incontro Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione allenatori, unico a violare il silenzio imposto. «Io ho sempre detto che mi sarei dichiarato incompetente nel giudicare, nella mia vita ho fatto il calciatore, l'allenatore e ora il presidente dell'associazione ma il giudice non l'ho mai fatto, sarebbe una cosa che non torna - ha aggiunto - Comunque il Consiglio esprimerà una posizione politica, cosa legittima, ma non sarà una censura». Le altre voci da Albertini a Macalli, passando per Tavecchio, hanno espresso solo il loro fronte comune su questa ipotesi. Unico a non parlare proprio il numero uno del calcio italiano Giancarlo Abete, che preferisce aspettare il 18 per rendere edotto tutto il Consiglio federale e far votare i singoli senza prendere ulteriori posizioni. Non sarà comunque una decisione senza conseguenze vista anche l'immediata reazione di Andrea Agnelli. «Qui non è in gioco l'onorabilità delle persone, che in taluni casi non sono in condizione di argomentare, qui è in gioco la credibilità del sistema», le parole del presidente bianconero, che dagli Stati Uniti, dove sta prendendo parte ai lavori del Global Sports Summit, ha fatto sapere la sua opinione in merito prendendo spunto anche dallo sfogo di ieri della famiglia Della Valle e della squadra viola. «La Fiorentina e i suoi principali azionisti hanno correttamente sottolineato la disparità di trattamento subita da alcune società calcistiche nel 2006. Una disparità che rischia di perpetuarsi se le indiscrezioni di questi giorni dovessero essere confermate da Consiglio Federale di lunedì 18. Il dialogo tra gli attori principali del mondo del calcio è certamente auspicabile, ma le condizioni di parità tra questi soggetti devono ancora essere garantite, anzi ristabilite, dopo 5 anni di doppiopesismo». «Ribadisco - ha detto ancora Agnelli - che ogni azione legale sarà esperita a tutela della Juventus, se l'ordinamento sportivo dimostrerà di non essere in grado di garantire ai suoi membri pari dignità ed eguale trattamento. Questo non è il tempo della burocrazia, questo è il momento della sostanza. Il dialogo potrà stabilirsi solamente quando queste condizioni saranno garantite».

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