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Come una finale

È come se a Formello qualcuno, all'improvviso, avesse aperto tutti i rubinetti. E così le parole prima vietate, ora sono pronunciate senza più timori, dagli scudieri e dallo stesso condottiero. Lichtsteiner aveva gettato il primo sasso, Muslera aveva proseguito nello stesso solco, adesso l'obiettivo Champions League è stato sdoganato anche da Reja. «Siamo in ballo - ha esordito presentando la sfida di oggi con il Bari, alle 15 all'Olimpico - e vogliamo continuare ad esserlo fino alla fine. Inutile girarci attorno, il campionato si decide adesso, sta cominciando la volata finale e ognuna delle tredici partite che mancano deve essere affrontata come fosse una finale». Una «chiamata alle armi» che svela in maniera palese, per la prima volta, quello di cui si sta parlando da mesi nello spogliatoio biancoceleste. Altro che quota salvezza, altro che Europa League. La Lazio è quarta in classifica e vuole restare attaccata al treno Champions fino alla fine. Le possibilità ci sono tutte: «La squadra è in crescita - spiega il tecnico - e si rivedono anche sprazzi di bel gioco». «Gennaio è passato, febbraio sta per finire - continua Reja pensando ai due mesi storicamente critici delle sue gestioni - e l'importante è stato riuscire a fare punti anche nei momenti più difficili. La vittoria di Brescia, in questo senso, ci sarà molto utile. Abbiamo ritrovato quell'autostima che avevamo perso negli ultimi tempi. C'è poco da fare, la mentalità vincente la si acquisisce solo vincendo». Undici mesi fa Lazio-Bari significò il momento più difficile dell'era Lotito. Batosta all'Olimpico e retrocessione che sembrava quasi inevitabile. Da allora, però, la squadra di Reja ha saputo risalire la corrente fino a lottare per traguardi impensabili.   Nonostante questo, però, il pubblico continua a rimanere freddo: «Il merito della scalata è soprattutto dei giocatori che ho a disposizione - si schernisce Reja - e, per quanto riguarda i tifosi, se non si è creato un grande feeling con la squadra probabilmente è anche per colpa nostra, dovremmo giocare meglio. Certo, qualche critica di meno farebbe piacere, vorrei che la gente sostenesse la squadra fino al 95° e poi alla fine manifestasse eventualmente il suo dissenso». La prima tappa della rincorsa Champions si chiama Bari. Una gara abbordabile solo sulla carta: «Loro verranno a Roma con l'atteggiamento di chi non ha niente da perdere - ammonisce l'allenatore biancoceleste - e in queste condizioni di solito si sfoderano grandi prestazioni. Dovremo disputare una gara di grande intensità consapevoli del fatto che spesso proprio con le piccole abbiamo trovato le maggiori difficoltà. Ma in settimana abbiamo parlato a lungo di questo con la squadra: non ci saranno cali di tensione».

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