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Roma Passamano

.Ieri la Sensi ha presieduto per l'ultima volta l'assemblea dei soci a pochi giorni da una data spartiacque per il futuro della Roma: mercoledì prossimo scade il termine entro il quale presentare a Rothschild le offerte non vincolanti per l'acquisto il club. La Sensi lascia una squadra forte ma da ringiovanire e una società che va avanti col fiatone. Gli stipendi dei tesserati non vengono pagati da giugno: entro fine ottobre verrà versata la mensilità di luglio per non incappare in penalizzazioni. Quei miseri nove punti conquistati sono salvi. «La stagione non è compromessa - assicura Rosella - invito tutti quei giocatori che sentono maggiormente il legame con la maglia a un senso di responsabilità». Intanto l'assemblea di ieri ha approvato il bilancio d'esercizio chiuso al 30 giugno con una perdita di 21,9 milioni di euro: il risultato peggiore da quando si è scelta la strada dell'autofinanziamento. Il costo del personale sfiora i 100 milioni di euro e il «rosso» aumenterà nella prossima semestrale. Insomma Rosella non poteva scegliere momento migliore per togliere le tende. Lo aveva già fatto firmando l'accordo sul debito con la banca, ieri ha voluto comunque salutare gli azionisti leggendo una lettera. «È stato avviato un processo di vendita - ricorda la Sensi - che porterà una nuova proprietà alla quale augurerò e chiederò il meglio per questa società. I sacrifici patrimoniali della mia famiglia sono stati ripagati dall'affetto dei nostri tifosi unici. Vi ringrazio di cuore». La risposta dei soci presenti in sala (oltre il 30% delle azioni è quotato in Borsa) è stata tutt'altro che tenera. La Sensi - e non è una novità - è stata contestata su diversi punti. Dalle scelte di mercato e dirigenziali agli stipendi (compreso il suo) fino al rapporto con i tifosi. A proposito: il nuovo stadio che fine ha fatto? «Attendiamo la normativa» la difesa della responsabile finanziaria Mazzoleni. Pittoreschi i toni e i contenuti degli interventi degli azionisti: più che l'assemblea di una società quotata in Borsa è sembrato di assistere a un'assemblea di condominio. Con tanto di battibecco e minacce reciproche di querela tra la Sensi e l'informatissimo azionista Palma. Chi comprerà la Roma è avvertito: i soci non perdonano. I dirigenti di Unicredit e Rothschild confidano in almeno 4-5 proposte «competitive» sulle quali poi costruire le trattative. La maggior parte delle offerte è in arrivo dall'estero: almeno un gruppo americano, un fondo arabo, occhio anche a cinesi e russi. Dal 3 novembre sarà più facile distinguere chi ha bluffato da chi fa sul serio. Valutate le offerte non vincolanti Rothschild creerà una «shortlist» di interlocutori con cui trattare. Soltanto a loro verranno inviate informazioni aggiuntive rispetto all'info memorandum spedito dieci giorni fa. Quindi arriverà il momento delle trattative vere e proprie e delle offerte vincolanti: la migliore «farà» il prezzo della Roma. Tra i 170 e i 200 milioni è la speranza di Unicredit che conta di chiudere il processo entro l'anno. Ormai ci siamo.

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