Il processo all'Italia che stenta ha un imputato d'obbligo: Marcello Lippi da Viareggio. Uno che non ha studiato legge ma, forse anche grazie alla naturale eloquenza del toscano, si difende neanche fosse un avvocato di grido: usando un mix di metafore e dati oggettivi per arrivare a convincere la giuria dell'innocenza. Così se gli azzurri campioni del mondo infilano a Sudafrica 2010 due pareggi fotocopia contro due squadrette (soprattutto la Nuova Zelanda, ma anche il Paraguay), lui sintetizza: «Gli altri hanno fatto solo due tiri in 180 minuti, ergo noi abbiamo preso meno di quanto pensassimo e meritassimo. Ma il nostro mondiale - si sbriga ad aggiungere guardando ai banchi dell'accusa, ovvero la stampa italiana e internazionale - comincia ora e poi non dovrete dispiacervi quando decolleremo». Parla di trappole e trappolette dei giornalisti infidi nelle interviste con la squadra, Lippi. Poi scherzando ma non troppo puntualizza: «Comunque i cavalli si misurano al palo, come diceva Jesse James. Ma era un bandito?» gli urla da lontano un cronista che si finge naif. «Embè, dove è lo scandalo della citazione?- replica Lippi - anche in questa sala ce ne sono tanti?». Il giorno dopo il «deludente» (questo Lippi lo ammette, forse per ottenere le attenuanti generiche) 1-1 con la Nuova Zelanda è insomma un happening. Dura 45', forse il tempo migliore disputato dalla nazionale qui al mondiale. «Oggi - racconta il ct - ho parlato con la squadra, sì. È stato un colloquio giusto per prenderci le nostre responsabilità. Le due partite giocate possono essere viste da due angolazioni: una positiva, una negativa. Il lato negativo è che in nessuna delle due abbiamo ottenuto il risultato che speravamo e meritavamo. Ma ho detto ai ragazzi che non è ancora tutto deciso. Il bicchiere non è tutto vuoto, come lo vedete voi giornalisti. Ho detto alla squadra che questi sono momenti in cui occorre stare attenti a non cadere nelle trappole che vengono dall'esterno e ci sono ad ogni passo». Alterna moti d'orgoglio, ammissioni e frasi vagamente minacciose. «Noi ci prendiamo le nostre responsabilità, non siamo felici della situazione. Ma attenzione, i percorsi possono essere molto semplici e poi magari diventare importanti. Non vi dovete meravigliare se questa squadra comincerà a fare i risultati giusti. E soprattutto non vi dovrete dispiacere». Lippi aggiunge: «Ora non vorrei che a questa squadra venisse il terrore del mondiale, come Capello ha detto a proposito della sua Inghilterra. Non ce n'è motivo, tutto può ancora succedere e comunque anche arrivare secondi nel girone non è un dramma. Il mondiale comincia ora». Nega di essere in confusione quando fa i cambi: «La mia storia dice che li ho sempre fatti, perchè non lo dicevate al mondiale precedente? Alcuni sono al top, altri meno: psicologicamente e fisicamente, le due cose sono legate». Un problema tecnico Lippi lo riconosce: «Manca la giocata di qualità. È vero ho parlato con tutti e ho spiegato che alcuni di loro sono qui grazie a certe giocate e le devono tentare anche in Sudafrica». E proprio al cuore dei giurati si appella in chiusura, con la mozione degli affetti: «Non siamo in crisi, nè io nè i ragazzi, credetemi. Il dispiacere per questi risultati è grande, ma con un pò di fortuna faremo molto di piu. Che poi e quello che vuole la gente in Italia».
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