Bellain casa, quasi travolgente se si considera che a cadere al PalaLottomatica dall'avvento di Boniciolli sono state, tra le altre, Milano, Treviso, Caserta e quella Siena che sul legno capitolino interruppe la striscia di 41 successi di fila. Brutta, timorosa, con un cammino fatto di troppe cadute in trasferta dove ad oggi nessuna delle squadre che la precedono in classifica è stata mai superata. Roba da psicologo, senza scomodare il motivatore di lotitiana memoria, per una Virtus Roma che con questo cammino a intermittenza non fa che confermare i suoi limiti caratteriali che si vanno ad aggiungere a quelli operati nella costruzione della squadra. «Ma non voglio sentire parlare di una squadra che ha preso alla leggera l'impegno di Cantù - è la strenua difesa del coach giuliano - perchè sarebbe irrispettoso verso i ragazzi. Semmai c'è stata una squadra che ha giocato meglio, Cantù, e una che ha giocato peggio, noi. Ma io non vedo interrotto il percorso di crescita». Boniciolli tende a perdonare i suoi in pubblico, ma sa che questa squadra continua ad essere figlia dei propri errori. Non è un caso che se fossero arrivate offerte, a fare le valigie sarebbe stato Winston, con Jaaber ed Hutson il vero equivoco di un gruppo alla disperata ricerca di leadership. Manca l'uomo dei momenti difficili, quello che ad Avellino era spesso Radulovic, e all'occorrenza Green, ed a Bologna Vukcevic. Sono queste le ultime due, non a caso vittoriose, tappe di Boniciolli prima dell'approdo a Roma. Nella capitale il suo carisma e le indiscusse capacità tecniche non sono riuscite a colmare la lacuna. Per questo attendersi, da qui all'inizio dei playoff, un nuovo innesto nel roster non sembra essere ipotesi da scartare se non si vuol lasciar andare la stagione nel dimenticatoio.
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