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A Torino passa l'ultimo treno scudetto

Uno0-0: toni bassi e palla in gioco solo sul campo. Forse perché stavolta Mourinho non s'è trovato davanti Ranieri, che lo stimola sempre. O forse perché, con otto punti di vantaggio dopo appena tre mesi di campionato, è già contento così. Insomma, tutto normale quando si aspetta «una Juventus arrabbiata con se stessa: non sono una squadra di bambini, e quindi non credo saranno sotto pressione: penso a Cannavaro, Camoranesi, Del Piero, Buffon e non me li immagino con la faccia spaventata». Di sicuro. Come lui, che è positivo: perché comunque vada la sua squadra rimarrà capolista, e visto che non è italiano prepara meglio la sfida per i suoi giocatori, altrettanto non-italiani. Tranne Balotelli, considerato però «un'opzione, visto che si è allenato come gli altri», ma senza Sneijder, ancora indisponibile, e Maicon, che si è visto respingere il ricorso sulla squalifica. Anche Ferrara palesa buonumore. «La settimana – spiega - è stata molto tranquilla, ho cercato di lavorare sull'autostima dei giocatori e non facendomi condizionare né innervosire dalle voci sul mio futuro. So benissimo che per battere l'Inter ci vuole una Juve perfetta». E allora proverà col rombo: Melo basso, Sissoko e Marchisio (o Camoranesi) ai lati e Diego dietro Del Piero e Amauri, ma con un Trezeguet pronto, in caso anche dall'inizio.

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