Unacronometro di 15 chilometri darà il primo volto a una classifica che, nelle previsioni della vigilia, sarà monopolizzata - a Grande Boucle finita - da uomini come Alberto Contador (vincitore dell'edizione del 2007), Andy Schleck (giovane rampante che quest'anno ha fatto mirabilie alla Liegi), Cadel Evans (nato per essere secondo), Carlos Sastre (ultimo trionfatore della più importante gara a tappe del mondo), Denis Menchov (che ha lasciato una fresca impronta al Giro d'Italia, conquistato con tanto di magnifico urlo a Roma). E Lance Armstrong. Tutto si potrà dire del texano, ma non che non sappia come si vince un Tour. In effetti, nella sua seconda carriera (la prima fu quella pre-tumore), l'americano ha alzato per sette volte le braccia sotto l'Arco di Trionfo parigino. Quest'anno Lance è tornato (e siamo alla terza carriera) dopo 3 anni di stop, per rimettere il muso davanti nella corsa francese; ha fatto quel che ha potuto al Giro (comunque un onorevole dodicesimo posto finale), corso tra grandi attese e l'inevitabile strascico della frattura alla clavicola patita a inizio primavera. Ora tutto sarà diverso: intanto Armstrong ha nelle gambe i tanti chilometri percorsi nella corsa rosa (il che è importantissimo perché un atleta della sua età - 38 anni - trovi il fondo giusto), e poi il Tour, come detto, è la sua corsa. Certo, non sarà facile per i direttori sportivi dell'Astana gestire al meglio una situazione che vedrà le legittime ambizioni di Contador (che, lo ricordiamo, ha vinto gli ultimi tre grandi giri a cui ha partecipato: Tour 2007, Giro e Vuelta 2008) confliggere, forse, con quelle (altrettanto legittime) di Armstrong. Di sicuro lo squadrone kazako, con gente come Leipheimer, Klöden, Popovych a far da gregari, sarà il faro. Ma gli altri, c'è da scommetterci, non staranno a guardare.
Armstrong-Contador, sfida in casa
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