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Il nostro calcio è la negazione della sportività

L'impressioneperò è che tra le vicende dell'ultima domenica abbia avuto maggior rilievo il vergognoso comportamento dei tifosi del Milan nei confronti di Paolo Maldini, piuttosto che l'ancora più vergognosa rissa che ha concluso la partita Torino-Genoa. L'atteggiamento del pubblico, anche il peggiore, non può essere accettato come parametro credibile e rappresentativo. Ne' vale la solita attenuante che si tratta di minoranze, che poi sono quelle che si fanno sentire mentre le gente per bene non ha bisogno di manifestare. Molto più grave invece quello che è successo a Torino perché è l'immagine fedele di un malcostume molto diffuso, l'interpretazione di una legge che è la negazione dello sport prima ancora che del fair play. Quando ho scelto l'espressione di questa rubrica, mi è stato chiesto perché mi fossi affidato ad una lingua straniera. La risposta è semplice: il fair play non esiste nel nostro paese e nel nostro linguaggio. La legge cui ho fatto riferimento e che purtroppo si è affermata nel nostro calcio trasformandolo in uno sport diseducativo stabilisce che una squadra che non ha più interessi di classifica deve concedere il successo ad un'avversaria che lotta per la retrocessione. Inutile richiamarsi ai principi di lealtà sportiva e nemmeno agli interessi dei terzi. Qualche settimana fa mi sono indignato, da veronese, per il comportamenti dei giocatori del Chievo che se la sono presa con quelli dell'Udinese, che avevano semplicemente fatto il loro dovere realizzando a Verona la rete della vittoria nei tempi di recupero. Purtroppo la storia del nostro calcio è piena di episodi altrettanto vergognosi. La famosa rete di Bagni in un Genoa-Inter di molti anni fa, quella del povero brasiliano Tuta ignaro che Venezia e Bari si fossero accordate per il pareggio, gli insulti di Bettega ai giocatori del Perugia, certe partite del Milan, che aveva già lo scudetto in tasca e lasciava punti ad Udinese, Brescia e Reggiana. Il mio amico Antonello Valentini (complimenti per l'incarico, meritatissimo) una volta si è giustamente lamentato per certe inevitabili insinuazioni al malcostume del calcio ma se è normale che ogni sacerdote difenda la sua parrocchia bisogna consentire alla critica di segnalare i nostri vizi più antichi. Qualche anno fa l'ultima giornata del campionato di serie B aveva sette risultati sui quali i bookmakers non accettavano scommesse, ugualmente si sono comportati domenica scorsa togliendo dalla lavagna il risultato di Chievo-Bologna. Così va il calcio, almeno in Italia, ma non facciano finta di non saperlo.

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