La voce squillante del Cavaliere ha messo fine a una telenovela lunghissima che andava avanti da una settimana. «Kakà ha deciso di restare al Milan - ha dichiarato Berlusconi - Ricardo non è soltanto un campione, ma è anche e soprattutto un grande uomo. Mi ha detto che per lui i soldi non sono tutto, e mi ha espresso la volontà di voler restare nel club più titolato del mondo: a quel punto ci siamo abbracciati idealmente e abbiamo gioito insieme». Doveva essere il giorno dell'ufficialità del passaggio di Kakà dal Milan al Manchester City dello sceicco Mansour Bin Zayed, per la cifra record di circa 120 milioni di euro, e invece il fuoriclasse brasiliano resterà a Milano. Merito anche dei tifosi rossoneri che ieri si son dati parecchio da fare. Infischiandosene di pioggia e freddo. Prima un lungo, e numeroso (500 circa i presenti) sit in sotto la sede di via Turati, poi tutti sotto casa Kakà, per gridargli tutto l'affetto e la voglia che resti al Milan. E lui? Non ha parlato ma si è fatto vedere facendo capolino dalla finestra, battendosi il petto e mostrando la maglia rossonera. Era il segnale, una dichiarazione d'amore per la vita confermata poco dopo dal suo presidente, intervenuto in gran parte delle tv nazionali per darne l'annuncio. C'è di che sperare, avrà pensato qualcuno. La giornata di ieri era iniziata presto, con l'arrivo a Malpensa del padre-procuratore Bosco Leite. Da lì a Milano, a colloquio col figlio, proprio mentre Galliani si recava a Villa San Martino, ad Arcore, per conferire con Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri. Un'ora di incontro, poi via. Destinazione un ristorante di periferia, per vedere Bosco Leite. Due ore di chiacchiere, molte le parole, tanti sguardi. Intanto a casa Kakà arrivavano due telefonate. Una dell'amico Robinho, che lo invitava a trasferirsi al Manchester. L'altro del mister del City, Mark Hughes, che gli illustrava i giganteschi piani del club inglese. Lui è stato cortese, educato come sempre. Ma impassibile, e molto freddo. In Inghilterra suonava l'allarme rosso, e il presidente esecutivo dei Citizens, Garry Cook, partiva in fretta e furia per Milano, dove arrivava in serata per parlare immediatamente con Bosco Leite. Il City, registrato lo scetticismo del giocatore, provava a forzare la mano con il padre, che aveva già incassato l'ennesimo no del Milan a un adeguamento del contratto. La giornata, in apparenza, sembrava finita. poi, il colpo di scena: il brasiliano rinuncia ad ascoltare le offerte del club inglese e si lega a vita al suo Milan. «Sono al settimo cielo - ha dichiarato Berlusconi appena appresa la notizia - il ragazzo mi ha detto di voler restare ancora qui a lungo, perchè è in una società di amici, la prima società al mondo. Credo che il blasone tra le due squadre abbia fatto la differenza, così come è stato importante l'affetto che tutti i nostri tifosi gli hanno dimostrato in questi giorni. Il nostro atteggiamento è stato di doveroso rispetto nei confronti del calciatore: non potevamo vincolarlo per un semplice contratto, la carriera di un giocatore di calcio dura soltanto pochi anni. Il Milan non ha mai venduto un campione per ottenere degli introiti economici. E' vero - ha concluso Berlusconi - le società sono fatte anche di bilanci, e con quei soldi avremmo potuto rinforzare la squadra diversamente: ma mantenere un ragazzo così, rappresenta il nostro miglior acquisto». Ricardo ha deciso, e in serata dà l'annuncio a Milan Channel: «Ho scelto con il cuore». E il cuore ha sempre ragione.
Berlusconi: "Kakà resta con noi"

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