È la tendenza dell'ultima stagione. Gli allenatori sembrano sempre sul piede di partenza, i nomi degli ipotetici sostituti si rincorrono ma poi i presidenti si trattengono, concedono fiducia e il quadro cambia. Il caso più eclatante è quello del Cagliari. Al timone della società isolana c'è Cellino, noto mangiatecnici. Pochi, quindi, avrebbero scommesso sulla permanenza di Allegri dopo l'avvio disastroso dei sardi: zero punti in cinque partite, attacco sterile, difesa colabrodo. Invece l'ex calciatore alla sua prima esperienza da tecnico in serie A resta in sella e, all'improvviso, tutto cambia: 14 punti in 8 partite a partire dal pareggio con il Milan, media da zona Uefa e tutti contenti. Stesso discorso per Nevio Orlandi. La sua Reggina navigava in cattive acque, ogni settimana si parlava di ultimatum per il tecnico ma poi sono arrivati i due successi consecutivi su Udinese (fuori casa) e Atalanta, e il clima si è rasserenato. Anche nel caso di Lillo Foti non si può parlare di un presidente tenero con i suoi tecnici, dato che l'anno scorso aveva dato il benservito prima a Ficcadenti e poi a Ulivieri, per concludere la stagione proprio con Orlandi. Un altro tecnico sulla graticola è stato Walter Mazzarri, che stava per pagare le scarse prestazioni di una Sampdoria che proprio non ne voleva sapere di ingranare. Complice il recupero di alcuni elementi importanti - Bellucci su tutti - e la strenua difesa da parte di alcuni uomini chiave - Cassano nell'inedito ruolo di pompiere - il tecnico è rimasto al suo posto e ha ricominciato a inanellare vittorie. La nuova tendenza è tanto più eclatante se raffrontata alla stagione appena terminata, vera e propria annata «horribilis» per gli allenatori. Alla 13ª giornata, infatti, erano già saltate sei panchine, contro le tre di quest'anno. Alla fine gli esoneri furono quattordici, uno in più rispetto al 2006/07, anche grazie all'allontanamento di Hector Cuper all'ultima giornata che, comunque, non permise al Parma, affidato all'allenatore della Primavera Manzo, di evitare la retrocessione in serie B. All'inizio di questo campionato le premesse non erano state così buone. Già alla prima giornata il vulcanico Zamparini - 27 esoneri in «carriera» - aveva liquidato Colantuono per far spazio a Ballardini. Poi, però, le acque si sono calmate, e ad essere cacciati, entrambi alla 10ª giornata, sono stati solo Arrigoni, sostituito al Bologna da Mihajlovic, e Iachini, rimpiazzato al Chievo da Di Carlo. Gli effetti positivi di queste scelte, per adesso, non sono stati evidentissimi. Ballardini ha collezionato 17 punti in 13 giornate, certamente meno di quanto si aspettava il suo presidente che l'ha già più volte duramente criticato. Mihajlovic ha finora la media di un punto a partita, meglio del predecessore (0.60) ma non certo sufficiente per salvarsi. Di Carlo, invece, complice un calendario proibitivo, ha collezionato tre sconfitte e zero punti. Non è da escludere che i presidenti possano allora rispolverare l'altra grande tendeza dello scorso campionato: richiamare gli allenatori esonerati ancora sotto contratto. Sempre che questi, come Giampaolo con il Cagliari, non rifiutino «perché la dignità non ha prezzo». E allora, parafrasando Paris Hilton in una nota pubblicità: «Meglio cambiare?». Beh, in qualche caso decisamente no.
Finisce l'era dei "mangia allenatori" Vincente chi non cambia
