Protagonista del momento di ordinaria follia vissuto in pieno recupero contro il Bologna è stato il terzino brasiliano, apparso visibilmente scosso al termine della partita per l'errore commesso. Allo sbarco a Fiumicino, Cicinho è tornato sulla dinamica dell'autogol che ha impedito alla Roma di ottenere la prima vittoria esterna del campionato, un successo che lontano dall'Olimpico manca da 4 maggio scorso: «Non ho fatto altro che buttarmi sul pallone con l'intento di deviarlo in angolo e spedirlo alla destra della porta di Artur. Ho visto un'ombra alla mia sinistra - le parole del brasiliano - e ho percepito che se mi fossi abbassato o spostato, avrei commesso un grave errore: il giocatore del Bologna era a pochi passi da me e avrebbe ricevuto un pallone che poteva facilmente spingere nella nostra rete. Insomma, anche in quel caso, si sarebbe detto, che non avevo fatto le cose al meglio. Purtroppo ho dovuto ragionare in una frazione di secondo e mi è andata male: è uscito fuori un colpo di testa da attaccante che ha superato il nostro portiere. Ma lo ripeto, non avrei potuto fare in altro modo». E per Cicinho tutto questo «è una grande amarezza», in una stagione che alla Roma di amarezze ne sta regalando tante, troppe. «Quando le cose girano male e la fortuna non ti assiste, tutto è più difficile - prosegue il terzino -. Lo scorso anno, una cosa del genere, non sarebbe mai avvenuta perché tutto andava a meraviglia: la sorte era con noi, la fortuna ci sorrideva. Ora no, è tutto diverso. Per confermare che in questa stagione la fortuna non ci è vicina - conclude Cicinho - basta pensare al fatto che il mio autogol è arrivato proprio allo scadere della partita e non certo in avvio o nel corso della stessa».
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