Dov'è finita la F1 degli eroi, quella epica di un tempo? Il Gran Premio ai piedi della montagna sacra del Fuji di sacro ha avuto una cosa sola: il vincitore, quel Fernando Alonso che sembra rimasto l'unico pilota degno della gloriosa leggenda dell'automobilismo sportivo. Alonso è al secondo successo consecutivo ma non vincerà questo Mondiale. Chiunque finisca per vincerlo, il titolo 2008 sarà dunque appannaggio di un mezzo pilota. In lizza sono rimasti Lewis Hamilton, la freccia nera fragile come un grissino; Felipe Massa, quello che vince solo quando non conta; e Robert Kubica, il tassinaro del XXI secolo. Nessuno dei tre ha la statura del campione. Hamilton va forte, fortissimo. Ma è una pentola a pressione priva di valvola: scoppia quando il vapore si accumula al suo interno. L'anno scorso dilapidò nelle ultime due gare l'abissale vantaggio di 17 punti. Quest'anno sembra avviato a fare altrettanto. Ieri ha sprecato il primo match-point reagendo in maniera davvero infantile alla cattiva partenza che aveva permesso a Raikkonen di arrivargli davanti alla prima curva. Anche da secondo avrebbe avuto non solo tutto il tempo per recuperare ma soprattutto un residuo vantaggio sull'unico rivale per lui pericoloso, Massa, che partiva quinto. Invece Hamilton ha tirato la staccata oltre il limite della ragionevolezza e ha finito per andare nell'unica direzione in cui poteva ormai andare, cioè dritto, fottendo se stesso oltre alle Ferrari e meritandosi in pieno la punizione che i commissari gli hanno inflitto. I campioni guidano col cervello, non con lo stomaco, e lui è troppo, troppo emotivo per essere un campione. segue a pagina 29
Ancora una volta
lo spettacolo lo fanno i «nani»