Percorso difficile, quello olimpico, fatto di 245 km. I primi 70 in linea dove «dovremo avere gli occhi aperti, ma come noi anche gli altri», dice il ct Franco Ballerini, perché «le nostre paure saranno anche quelle delle altre squadre». Poi il circuito con una salita di 10 km, all'ombra della Grande Muraglia, da ripetere sette volte, e l'ultima rampa - quella che porta all'arrivo - che presenta un'impennata fino al 7 per cento che può creare tanto acido lattico da far piantare le gambe prima degli ultimi 150 metri, ancora in salita, ma al 2 per cento. «L'arrivo è molto duro, ma è un percorso spettacolare - spiega Bettini - saranno scatti continui: non sarà facile controllare la gara. Serve l'invenzione di un pazzo creativo e intelligente. Mi sento pronto, anche se non so se sono al top». La sfida è lanciata. Lo squadrone spagnolo (Freire, Valverde, Contador, Sastre e Sanchez, controllati più volte in questi giorni dagli uomini dell'antidoping, come era capitato anche agli azzurri lunedì, a opera della Wada) è avvertito, così come i fratelli lussemburghesi Schleck o i tedeschi Schumacher e Voigt. «Saremo sempre la squadra da battere e quella di riferimento - dice Ballerini, che seduto accanto a Bettini guarda il suo campione spiegando che sta «molto bene» - ma dovremo stare attenti a qualche alleanza che può nascere in corsa. Qui non siamo al mondiale dove o vinci o nulla hai fatto: qui anche una medaglia conta». In mattinata gli azzurri hanno testato per la prima volta tutto il percorso. «Il finale? Arriverà un gruppetto in volata, ma è possibile anche l'acuto di un singolo». Magari di quello che è stato più scaltro e si è alimentato meglio. «Sì, perchè questa umidità è veramente fastidiosa e devi bere molto, mangiare bene», insomma un avversario in più che non si batte con le gambe, ma con la testa perché, spiega Bettini, «devi essere bravo a controllare la gara e a programmare l'alimentazione». Dalla corsa all'oro con l'atteggiamento di un matto creativo, all'atmosfera olimpica, ai problemi del doping. Il ciclismo non se lo scrolla di dosso e Bettini ne parla in modo acuto: «Non credo che tutti i pazzi siano nel nostro sport, anche se siamo tanti e ogni tanto qualcuno ci ricorda che ce ne sono. Mi viene da ridere quando sento che altri atleti vogliono test più severi, noi siamo 10 anni che li facciamo. E se li facessero scopriremmo che i matti non sono solo nel nostro sport. Ora l'antidoping è in rimonta sul doping». Bettini guarda avanti e punta ad una vittoria anche per dare serenità al mondo del ciclismo. Ma servirà un tocco di follia.
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