Roberto Tamburri, quarantottenne ex-pentathleta romano di via Cassia, da Sydney 2000 dt degli "ironmen" e "ironwomen" nostrani, non si scoraggia ma l'incidente in bici - sulle strade piemontesi, in allenamento - nel quale è incappata la vicecampionessa europea ha stravolto le carte in tavola. «Purtroppo l'ipoteca sul podio cinese grazie all'argento nella competizione continentale si è tramutato in speranza di recuperare l'atleta e portarla almeno ad un decoroso piazzamento». Altre briscole da giocare l'Italia c'è le ha ma la concorrenza al Changping sarà micidiale. L'impianto è a Nord della capitale cinese, nella zona boscosa delle Tombe dei Ming, e tutto ruoterà intorno al bacino artificiale in cui si terrà la prova di nuoto, mentre quelle di corsa e bici si disputeranno sul perimetro esterno dell'invaso. Le gare (inizio alle 10, le 4 del mattino in Italia) si terranno il 18 agosto per le donne ed il 19 gli uomini. «Charlotte Bonin è una valdostana ottima nuotatrice e buona ciclista, Daniel Fontana è un oriundo nato in Argentina che per tre anni è stato tra i primi 15 al mondo, su Emilio D'Aquino, viceiridato juniores nel 2001, ha grandi potenzialità da esprimere», conclude Tamburri, laureato in Scienze Motorie. Il triathlon è nato nel 1977 a Waikiki Beach - la bianca spiaggia sotto gli hotel a cinque stelle di Honolulu, alle Hawaii - da quattordici amici che si sfidarono nuotando nel Pacifico (3,8 km), sul giro dell'isola di Ohau in bicicletta (180 km) e l'Honolulu Marathon (42,195 km). Il vincitore Gordon Haller fu il primo "ironman", l'uomo d'acciaio, sinonimo del triathleta. Le prove olimpiche (prima edizione nel 2000 a Sydney) sono più corte, a Pechino si gareggerà sul 1,5 km nel nuoto, 40 km in bici e 10 km di corsa. Fu su queste distanze che il triathlon debuttò in Italia nel 1984 con la prima gara che si è svolse ad Ostia (Roma).
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