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De Rossi: arbitri e "biscotti"? Mi basta la Roma

«Uscire subito sarebbe un fallimento, non c'è altro modo di chiamarlo. Se la Romania vince e ci elimina, rosico. Ma se la Romania non vince e noi non battiamo la Francia, rosico ancora di più. E allora, non ci resta che dare tutti il "fritto". Ho già dato con la Roma, spero sia finita: perciò pensiamo a vincere», dice De Rossi a due giorni dal match di Zurigo. E per capire non bisogna esser nati dentro il Grande Raccordo Anulare. Il numero 10 della nazionale aveva chiuso la stagione da romanista con una sparata contro lo scudetto Inter: «Lo so, diranno che sono un rosicone ma quegli aiutini...» accusò. Un mese è passato, la situazione è la stessa, in azzurro: gli errori arbitrali, l'ultima giornata al cardiopalmo, e poi non basta vincere. Ora De Rossi è l'emblema di questa nazionale campione del mondo, arrivata al bivio piena di rabbia. Lo raccontavano il suo volto furente, al pari di Panucci con la Romania, e il piccolo tic nervoso della gamba sotto il tavolo, mentre oggi da Casa Azzurri svelava l'adrenalina azzurra: «Ha ragione Domenech - dice De Rossi - il nostro oramai è il derby d'Europa. A Berlino nel 2006 fu "la finale", questa è una finale». In attesa di capire meglio come arbitri Lubos Michel, ammette solo: «A questo Europeo con gli arbitraggi qualcosa abbiamo perso: siamo stati sfortunati. Come in campionato? Ma ora non dite che sono io...». Intanto il norvegese Ovrebo è stato rispedito a casa dall'Uefa. Gli hanno insegnato che «non si va avanti a gomitate e allusioni», ricorda polemico De Rossi al quale ancora non va giù come fu trattato al Mondiale, quando un gomito alto in Italia-Usa gli costò quattro giornate, «e i sondaggi tra la gente per capire se dovevo tornare a casa o restare come fardello della nazionale. Ora invece mezza Italia mi voleva in squadra. Mi ha inorgoglito - ammette - poi ho riflettuto: e ho capito, era soprattutto per massacrare Donadoni». Con il quale, ammette anche De Rossi, non tutto è filato come avrebbe voluto. «Mi ero convinto anche io di giocare la prima - spiega - ma non perchè me lo avesse detto il ct. Il dispiacere c'è stato, ma leggere che prima dell'Olanda salutavo mia figlia a bordo campo perché isterico è stato davvero troppo». De Rossi non vuole insultare nemmeno la professionalità degli olandesi ora che si parla di combin. «Come si dice, a pensar male non si sbaglia mai? Ecco, io non lo condivido. Anche Inter-Siena penultima di campionato si pensava al biscotto. E invece sapete come è andata. Ditelo alla Romania, se è contenta che giochi Huntelaar invece di Van Nistelrooy». In chiusura, De Rossi parla anche del suo «fratellino» romanista e del momento vissuto dai giallorssi. «Il mio 10 con l'Italia rappresenta un passaggio di consegne con Totti solo dal punto di vista mediatico. Quella maglia alla Roma verrà ritirata quando il capitano dirà basta, ed io continuerò ad avere la numero 16. Per un pò non abbiamo avuto la certezza su chi sarebbe stato l'allenatore e quale sarebbe stata la società. Spalletti? Spero che resti».

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