Ma, scaramanzia a parte, è proprio così. Questa Roma, rallentata da quel fatidico mini-ciclo terribile infamato da Spalletti il giorno dei calendari, viaggia comunque a buon ritmo. Contro le «piccole» affrontate finora la Roma non ha sbagliato praticamente nulla, vincendo tutte le partite (Siena, Reggina, Parma e Palermo: ammesso che i siciliani si possano ritenere tali) senza incassare un gol. Non male per una squadra che lo scorso anno proprio contro squadre di questa categoria aveva sporcato irrimediabilmente la sua stagione. Il salto di qualità è evidente, confermato dalla possibilità di rinunciare anche a giocatori importanti, senza però calare dratiscamente di qualità. È successo anche a Parma dove Spalletti, già senza Taddei, Aquilani e Cassetti (su Andreolli sorvoliamo perché andrebbe aperto un capitolo a parte visto che non ha mai indossato la maglia della Roma), ha dovuto fare a meno anche di Mexes e ha perso a partita in corso Perrotta. I cambi hanno comunque consentito a Spalletti di avere in campo una squadra all'altezza che ha portato via l'intera posta contro un Parma ben messo in campo. L'assonanza con la mitica stagione del 2001, quella che portò al terzo scudetto della storia giallorossa, è evidente. Allora la Roma infilò diciotto successi contro le «piccole» su ventiquattro gare disputate totalizzando 59 punti sui 72 disponibili. Se aggiungiamo i sei conquistati contro il Parma, che allora tanto piccolo non era, i punti arrivano a 65 sui 75 totali di fine campionato. Mentre ne realizzò solo dieci dei ventiquattro a disposizione contro Juve, Inter, Milan e Lazio all'epoca detentrice dello scudetto. L'andamento attuale è sulla falsariga, visto che proprio con le dirette concorrenti per il successo finale, la Roma ha lasciato punti importanti. Due rimediati con Fiorentina e Juventus, zero contro l'Inter capolista. E a conti fatti, la differenza tra le due squadre in vetta alla classifica è proprio questa: lo scontro diretto. Il pareggio con Fiorentina e Juve e le sconfitte con Inter e Manchester, stanno comunque lì a dimostrare che per fare il definitivo salto di qualità a questa squadra manca ancora qualcosa: forse un po' di cattiveria.
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