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Rossi: non siamo come la Roma

Lui che infondeva coraggio alla squadra nei momenti di sconforto, a margine delle prime due sconfitte stagionali, ora si diletta a buttare spegnere i facili entusiasmi dopo tre vittorie consecutive che hanno fatto lievitare le azioni biancocelesti. E lancia un messaggio preciso. «Noi come la Roma? Assolutamente no, loro devono lottare per lo scudetto, noi siamo un gradino più in basso...». Un modo garbato e sincero per rispondere al concetto espresso da Mauri direttamente dal ritiro azzurro. «Quando tutti vedevano nero, io vedevo positivo, mentre quando tutti ci esaltano io vedo qualche difetto. Sono fatto così, uno squilibrato che nel suo equilibrio è piuttosto equilibrato». Fa spallucce quando qualcuno lo indica come l'artefice dell'ottimo momento biancoceleste. «Il vero leader deve essere il gioco, non posso essere io, anche perché questi ragazzi si stanno rendendo conto delle loro possibilità. Sono davvero felice per loro, anche perché ci stanno mettendo una dedizione e una attenzione fuori dal comune. A me piacciono molto queste cose e le apprezzo. Insomma, stanno facendo tutti un bel lavoro, anche se la strada è ancora lunga, ma da parte dei ragazzi vedo una attenzione feroce e questo mi fa pensare positivo. D'altronde l'ho sempre pensato, sin da quando tutti ci criticavano». La sosta, però, non sembra capitare nel momento opportuno, considerando l'ottima striscia di risultati utili collezionata dalla Lazio: «Di solito per chi ha un trend positivo non è che piaccia molto, ma a noi servirà per poter recuperare giocatori infortunati. Mauri in Nazionale? Sono particolarmente contento, anche perché abbiamo puntato su di lui, quando non ci contava e puntava nessuno». Va giù pesante quando si parla delle dichiarazioni dell'ex arbitro Mazzoleni: «Sinceramente, non credo sia una persona credibile, soprattutto perché certe cose si devono dire prima, non adesso quando tutto è finito. In questo momento, comunque, chi si alza ci spara e siamo una sorta di sacco da prendere a pugni». L'altro tema del giorno è quello relativo al tifo. Ieri la Curva ha illustrato una nuova modalità di protesta, Rossi dice la sua, pur premettendo di non voler entrare nel merito. «Se uno fa certe cose avrà le proprie ragioni. Secondo me potrebbero esserci altre forme di protesta da portare avanti. Allo stadio, se vedessi i colori della mia squadra del cuore, non riuscirei a rimanere insensibile». L'assioma parte dalla conferenza stampa di ieri mattina degli Irriducibili: in occasione di Lazio-Cagliari (in notturna), alla ripresa del campionato, si attuerà una nuova forma di protesta. L'intenzione è di lasciare la Curva vuota per dieci minuti e di rimanere in silenzio per tutto il primo tempo. Il gruppo cardine della Nord garantirà invece massimo sostegno nella ripresa, riservandosi la possibilità di invertire il copione in una delle gare successive, facendo cioè una protesta al contrario con l'obiettivo di riempire lo stadio con tanto di scenografia. Motivo del contendere l'ostilità nei confronti dell'attuale azionista di riferimento «che ha disperso la lazialità» (tra i punti di contestazione il caso Di Canio e il sensibile calo degli abbonamenti), a cui è stato indirizzato l'invito di «manifestare al mercato la possibilità di trattare l'eventuale passaggio di consegne o una potenziale partnership il tutto per valutare interessamenti che facciano presagire la crescita della società». In caso di mancate adesioni o di sondaggi concreti e «seri», sottolinea il gruppo rappresentato da Toffolo, Arcivieri e Tirone, «tra un mese o due la situazione potrebbe essere riconsiderata». La società rimane in silenzio, intanto è stata depositata l'istanza di Lotito in vista dell'arbitrato. Ancora incerta la formula del procedimento (si valuta cioè l'ipotesi di un collegio arbitrale anche per i dirigenti). Il Messina non ha depositato memorie invece per quanto riguarda il procedimento relativo alla posizione-Lazio. E si entra nella settimana di passione in attesa del v

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