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Come una finale

In palio c'è l'Europa, la zona Uefa, un sogno per la Lazio partita all'inizio della stagione solo per migliorare il risultato del precedente campionato. E, invece, i biancocelesti sono vicini a un traguardo importante e si giocano una gara fondamentale contro il Livorno, una diretta concorrente, caduta in disgrazia negli ultimi tempi ma sempre temibile. All'Olimpico (ore 15, Sky Calcio 3 e Sky Sport1) la squadra di Rossi prova a infliggere il colpo decisivo alle speranze di Mazzone ma il tecnico non si fida dei toscani reduci da sei sconfitte consecutive e dilaniati dalle lotte intestine dopo l'esonero di Dondadoni nonostante il lavoro di mediazione di Lucarelli: «È un'altra di quelle partite dove abbiamo tutto da perdere — spiega l'allenatore laziale — e nulla da guadagnare. Se una squadra fa bene e poi male vuole dire che comunque le qualità le ha. Il Livorno, nonostante il momento negativo, resta una buona squadra. Un po' come quando abbiamo affrontato la Sampdoria... Il problema è che, da un momento all'altro, possono ritirare fuori quelle qualità che hanno. Il Livorno poi non verrà a giocare una partita a viso aperto, verrà a cercare di prendere un punto e contro le formazioni di Mazzone non è mai facile». A guidare gli ospiti ci sarà Lucarelli, bomber pericoloso che all'andata risultò decisivo grazie alla sfortunata partecipazione di Peruzzi che si deviò in porta un tiro per nulla irresistibile. La Lazio insegue una vittoria che, vista anche la qualificazione della Roma alla finale di Coppa Italia, potrebbe ipotecare uno dei due posti utili per entrare in Uefa. Dopo i risultati della settimana sia la sesta che la settima in classifica entrerà direttamente nel tabellone principale della coppa meno nobile rispetto alla Champions. Rossi chiarisce la sua posizione e non si illude: «La Roma ha dato una grossa mano solo alla Roma, nessuno pensa a farci favori. Noi dobbiamo continuare a ragionare gara dopo gara come abiamo fatto finora, siamo artefici del nostro destino. Per questo non dobbiamo distrarci un attimo». E la dimostrazione c'è stata quindici giorni fa all'Olimpico quando l'Empoli riuscì a strappare un punto prezioso per la sua classifica togliendo alla Lazio una vittoria che ormai sembrava già nel cassetto. In molti ricordano l'andata, con il razzo sparato tra i piedi di Di Canio e finito a pochi centimetri da Tare che stava scendendo dal pullmann e il saluto romano del giocatore alla sua curva nello stadio più «rosso» d'Italia. Una fredda domenica di dicembre trascorsa tra i veleni dell'«Armando Picchi» in un'atmosfera surreale. Rossi si sforza di allontanare i discorsi politici da una sfida che vale solo per l'Europa e nulla più: «A me interessa solo il risultato del campo, vincere sarebbe fondamentale». Sul fronte formazione Siviglia è out, ma l'infortunato Di Canio potrebbe anche recuperare in extremis. O meglio il fantasista sta facendo di tutto per essere almeno in panchina. Ma Rossi precisa: «Su Di Canio decideremo all'ultimo in quattro: io, il giocatore, il medico e il buon Dio. Sarà una scelta di comune accordo». Peruzzi sarà regolarmente al suo posto dopo lo stop di Siena, difesa a quattro con Oddo e Zauri sulle fasce mentre i centrali saranno Stendardo e Cribari. A centrocampo Liverani in regia con Dabo a rubare palloni in mezzo, ai lati Behrami e Mauri, quest'ultimo confermato a sinistra dopo aver vinto il ballottaggio con Manfredini e Bonanni. In attacco la coppia Rocchi-Pandev. Arbitrerà Trefoloni con una designazione perlomeno discutibile. Previsti non più di trentamila spettattori per una partita che conta moltissimo per la Lazio. Il ritorno in Europa dopo solo un anno di assenza vale come uno scudetto.

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