VITE «Il calcio, pompato a tutte le ore del giorno e della notte dalle radio, dalle televisioni, dall'industria, dalla noia di esistere, non è più un momento festivo della nostra vita, due orette incastrate simpaticamente in mezzo ai mille impegni della vita: per molti, per troppi, è il fondamento delle proprie giornate, lo scopo ultimo, il senso unico e definitivo. Tanta gente battezza i figli con i nomi dei centravanti e dei terzini, li fa crescere vestiti da calciatori, li educa a una fedeltà totale. C'è chi va in viaggio di nozze nelle località dei ritiri estivi, chi si fa seppellire con la sciarpetta della squadra annodata al collo» (lo scrittore Marco Lodoli). LAGER «Lo stadio non è più da un pezzo lo specchio della società. Siamo sempre di meno. È diventato un refugium peccatorum, un lager dove ci siamo tutti un po' gasati da soli» (Venditti). LASSISMO «Se in Inghilterra avessero avuto il vostro lassismo, negli anni Settanta, gli stadi sarebbero stati chiusi per sempre. Invece adesso sono pieni e non vola una mosca. Voi avete gli stadi vuoti. Ho visto Roma-Milan: mi sembrava di stare in un brutto sogno: l'Olimpico mezzo vuoto per una partita di cartello. Il Delle Alpi? Un deserto. Gli stadi delle piccole? Mille persone quando c'è bel tempo. E non venite a dirmi che è colpa della tv. Quanto potete andare avanti in questo modo?» (William Gaillard, portavoce del presidente Uefa). INCUBI «Mi sveglio nel cuore della notte, come prima dell'esame di maturità. A Sydney 2000, andando con i membri Cio all'inaugurazione, ci eravamo persi perché l'autista non conosceva la strada. Nel mio incubo più terrificante sogno i pullmini con gli ospiti di prestigio che vagano smarriti per Torino. Una paura del tutto irrazionale: l'albergo del Cio è a pochi metri dallo stadio Olimpico...» (Evelina Christillin).
FULMINI
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