Il fatto è che loro hanno una qualità diversa. Non ha senso domandarsi perché Ronaldinho sia il numero uno al mondo. Lo stesso vale per Capello e Mourinho. Ce l'hanno dentro» (Mutu). RISCHI «Prendere una squadra a metà stagione è un rischio. Oddio, non mi spaventa più nulla, anzi, certe avventure mi intrigano perfino. Però non vorrei mai che per finire bene, invece finissi peggio» (Mazzone). CAMINI «Erano quasi le dieci di sera e mi scaldavo in pigiama davanti al camino, quando è squillato il telefono. Era il presidente, voleva che andassi in sede. Ho capito che era arrivato il momento» (Roberto Rizzo, nuovo allenatore del Lecce). PRIMEDONNE «Non avevo nessuna voglia di tornare ad allenare la nazionale. Poi Zagallo, che era con me anche negli Stati Uniti, ha cominciato a corteggiarmi assieme al presidente della Federazione. Zagallo mi chiamava per dire: "Dai, ricomponiamo quella coppia vincente...". Mi sono sentito una primadonna, a volte noi allenatori lo siamo e ho deciso di accettare. Sa, non è che ci si debba sforzare ad accettare la guida della squadra più forte del mondo» (Carlos Alberto Parreira, allenatore del Brasile). DIRIGENTI «Nella nostra nazionale non ci sono primedonne. Se uno sbaglia, è messo in riga. Il discorso riguarda anche Drogba. Il rapporto schietto riguarda anche l'allenatore. Dopo una sconfitta con il Sudan, chiedemmo un confronto. Gli dicemmo «il modulo non va bene, bisogna cambiare». Michel ci diede retta e da quel giorno la situazione è migliorata. (la Costa d'Avorio spiegata da Zoro).
FULMINI
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