Poco gioco e tanta confusione nel surgelatore dell'Olimpico per una sfida che lascia aperto il discorso qualificazione. I gol in sessanta secondi: apre Stankovic, pari di Manfredini. Tutto qui e appuntamento a giovedì prossimo a San Siro quando si deciderà la squadra che entrerà nella semifinale di Coppa Italia, il trofeo più amato da Mancini, un altro ex odiatissimo come Mihajlovic accolto da cori ostili e tanti veleni. Delio Rossi deve rinunciare al febbricitante Siviglia e lascia inizialmente a riposo tanti titolari: Peruzzi, Zauri, Rocchi e Pandev partono in panchina. Spazio a Ballotta, Giallombardo, Keller e Tare con Di Canio a guidare l'attacco biancoceleste. Anche Mancini sceglie l'Inter2, Stankovic gioca da attaccante vicino a Cruz. La panchina è da sogno: Javier Zanetti, Samuel, Figo, Kily Gonzalez, Veron e Adriano. Fischia l'arbitro Rizzoli davanti a diecimila stoici spettatori che si accomodano dentro al freezer dell'Olimpico. Bastano tre minuti per capire che i veleni di sabato notte sono tutt'altro che dimenticati. Contrasto Di Canio e Burdisso, chiarimento faccia a faccia tra i due giocatori, qualche parola di troppo e il direttore di gara sventola il cartellino ad entrambi. Esagerato anche se uno scambio di colpi tra i due c'è stato. Squadre in dieci, Mancini sposta Wome a destra, Rossi mette la squadra con un classico 4-4-1. Mihajlovic meriterebbe subito un cartellino giallo ma l'arbitro preferisce punire Stendardo al primo fallo. Il pubblico si spazientisce, urla contro l'ex Sinisa e riserva applausi solo al vecchio capitano Favalli. La Lazio attacca, ci prova ma non sfonda e così l'Inter trova il gol del vantaggio. Una rete che è un colpo al cuore, targato biancoceleste: cross proprio di Favalli, girata di sinistro di Stankovic con Ballotta immobile. Pochi secondi e arriva il pari, inatteso ma meritato. Con un'azione irripetibile per i protagonisti: appoggio volante di Keller, pallonetto liftato di Manfredini che beffa Toldo e Wome in colpevole ritardo. Il pareggio non ferma la Lazio che costruisce il suo solito gioco appoggiandosi su Dabo e Liverani e sulle percussioni di Oddo. Al 42' Tare si gira con la velocità di Signori e colpisce la traversa con un tiro straordinario. Si va al riposo sul risultato di parità con qualche rimpianto laziale per quel legno colpito dal centravanti albanese. Si ricomincia senza cambi ma con una variazione tattica di Mancini che sposta Favalli a destra (una novità) per evitare altre brutte figure a Wome contro Manfredini in un duello targato Coppa d'Africa (camerunense contro ivoriano). Passa qualche minuto e Rossi cambia Liverani in condizione fisiche precarie: dentro Mudingayi. Poco dopo c'è anche l'esordio dell'ex udinese Mauri al posto di Keller con Manfredini dirottato sulla destra. La Lazio arretra, perde punti di riferimento senza il suo regista e l'Inter si ritrova il centrocampo in mano. Mancini comprende gli stenti dell'avversario e si gioca la carta Adriano (esce Cruz) e Javier Zanetti (per Favalli). Al 24' Mauri si ritrova sulla testa il pallone per bagnare l'esordio con un gol ma l'ex udinese non trova l'impatto giusto e Toldo si salva. Ma è solo un tentativo per alleggerire la pressione nerazzurra, costante ancorché poco incisiva. Ultimo quarto d'ora con il solo obiettivo di salvare i muscoli e andare e trovare un termosifone da abbracciare.
Veleni&rimpianti
Finisce 1-1 l'andata dei quarti di Coppa Italia giocata in venti per le espulsioni dopo 4' di Burdisso e Di Canio