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Rossi chiede un passo indietro

«Lo difendo ma non voglio che la Lazio sia danneggiata»

Ancora una giornata da protagonista per il leader della curva capace di portare in strada mille persone alla vigilia di Natale. Tante gente a via Allegri con striscioni e cori per chiedere giustizia per il loro idolo. Via Allegri chiusa e 10 tra macchine e camionette di polizia e carabinieri a vigilare su una manifestazione che si è svolta nella massima tranquillità ed è durata poco meno di un'ora. Con i manifestanti pronti a inviare subito un messaggio esplicito: niente politica, il «sit-in si prefigge di denunciare il due pesi e due misure adottato nella valutazione di episodi politici nel calcio». Fabrizio Toffolo, leader degli Irriducibili, ha specificato: «Siamo scesi in piazza per difendere l'uomo e l'ipocrisia del sistema. Nella nostra Curva sono anni in cui non compaiono più i simboli politici da altre parti, vedi Livorno, così non è. La Fifa si preoccupasse del doping e della poca credibilità del sistema, non pensasse a Di Canio». Il giocatore non c'era, perchè, è stato spiegato, ha preferito non aggravare la sua posizione e quella della Lazio. È stato comunque letto un suo messaggio: «Ringrazio i tifosi, gli amici della Lazio e non, per la solidarietà nei miei confronti per un gesto che per me significa appartenenza. Grazie per il supporto, la stima e l'affetto che mi avete dimostrato. Viva la libertà». Alcuni tifosi biancocelesti si sono anche incatenati simbolicamente. «Uomo libero? No, tifoso», diceva uno degli striscioni. E un altro: «Politicamente scorretto. In serata arrivano anche le parole del giocatore che smentisce alcune dichiarazioni a lui attribuite nel pomeriggio: «Sono pazzi, fuori dal mondo, sono veramente annichilito. Non ho infatti mai detto sono fascista e non razzista, ho sempre e solo manifestato a tutti che il mio saluto, peraltro fatto spesso a due mani, ha una valenza non politica ma esclusivamente di appartenenza sportiva. Questo è il mio pensiero e basta». La bandiera della Lazio ha scelto per essere difeso l'avv. Gabriele Bordoni. In un lungo ricorso d'urgenza alla Disciplinare l'avvocato non vuole solo ottenere l'annullamento della squalifica peraltro già scontata mercoledì sera a Lecce ma vuol fare ovviamente riconoscere la legittimità e l'assoluta assenza di illeciti nel saluto romano. Inoltre vuole soprattutto fare giurisprudenza, perchè se qualcosa di illecito c'è, sostiene l'avvocato, è la vigente normativa in tema di sanzioni sportive. Ieri, infine, è tornato sull'argomento anche Delio Rossi preoccupato dell'indagine della Fifa con Blatter che ha minacciato sanzione esemplari per i giocatori ma anche per le società (penalizzazione ed eventuali retrocessioni a tavolino). «Mi sono sentito in diritto e in dovere di difendere il Di Canio calciatore, ho detto quello che pensavo ed ho la coscienza a posto. Secondo me Paolo va difeso ma non dobbiamo far sì che tutto questo vada contro la Lazio». All'emittente Radio 6 il tecnico biancoceleste ha chiesto un abbassamento generale dei toni: «Rischiamo di danneggiare l'immagine della Lazio che è di tutti quelli che le vogliono bene. Noi dobbiamo stargli vicino, è stato sicuramente provocato ed i suoi gesti sono stati interpretati in un certo modo solo perchè è stato Di Canio e non un altro, ma a lungo andare questo può portarci più danni che benefici, si sta parlando troppo di questa storia. Dobbiamo per questo cercare di uscirne bene perchè dobbiamo pensare al futuro, a volte fare un passo indietro è sintomo di intelligenza e non di paura». C'è grande preoccupazione per l'inchiesta aperta dalla Fifa sul giocatore che rischia una sanzione di cinque giornate di squalifica o anche di più. E poi ci sono quelle nefaste parole di Blatter che ha parlato addirittura di retrocessione per i club coinvolti. Delio Rossi cerca di fare chiare

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